domenica 21 maggio 2017

La fine del mondo c’è gia stata: lo svela la stele dell’Avvoltoio

Trovata la prova che una cometa colpì la Terra nell’11.000 a.C. La scoperta dell’università di Edimburgo a Gobekli Tepe, in Turchia, considerata il più antico osservatorio astronomico dell’umanità.


Undicimila anni prima di Cristo uno sciame di comete colpì la Terra devastandola, modificando l’inclinazione dell’asse di rotazione del pianeta, provocando l’estinzione di molte specie come quella dei mammut e causando un’era glaciale che durò mille anni.
Lo afferma un gruppo di ricercatori dell’Università di Edimburgo, che ha trovato la narrazione di questo cataclisma nel più antico libro di storia esistente: i bassorilievi portati alla luce nel 1995 nel sito archeologico di Gobekli Tepe, nel Sud della Turchia. All’annuncio della scoperta, i sostenitori della teoria secondo la quale antiche civiltà avanzate sono state distrutte da eventi catastrofici hanno esultato, e sono pronti a scrivere nuovi libri di successo.
Una stele in particolare, quella chiamata «dell’avvoltoio» ha attratto l’attenzione degli scienziati di Edimburgo. Riproduce attraverso simbolismi animali una serie di costellazioni, indicandone la posizione nel cielo. Grazie all’aiuto di un computer, è stato possibile stabilire che le stelle si trovavano in quel punto esattamente nel 10.950 a.C., alla fine del Pleistocene. Altri bassorilievi riproducevano la caduta dello sciame di comete e un uomo senza testa indicava la perdita di molte vite umane.
La stele è importante perché conferma eventi che già conoscevamo, come il periodo glaciale noto come Dryas recente (dal nome di un fiore della tundra) e l’anomalia dell’iridio osservata in Nord America, risalente all’11-10.000 a.C.: l’iridio è poco presente nel suolo e quando in uno strato geologico se ne trova molto di più, vuol dire che un meteorite o una cometa lo hanno portato sulla Terra, come avvenne nell’estinzione dei dinosauri. Per il prof. Martin Sweatman, direttore della ricerca pubblicata su Mediterranean Archaeology, «questa scoperta, insieme all’anomalia dell’iridio, chiude il caso in favore dell’impatto di una serie di comete».
Il tempio
Gobekli Tepe è il tempio più antico dell’umanità e pare fosse dedicato all’osservazione delle comete e dei meteoriti. I bassorilievi che narrano la catastrofe dell’11.000 a.C. erano tenuti in grande considerazione e conservati con cura, come se fosse importante non perderne la memoria. Inspiegabilmente, in epoca preistorica, il sito venne abbandonato e completamente ricoperto di terra, perché nessuno lo potesse individuare. Archeologi e antropologi collocano nel Dryas recente l’inizio della civiltà umana, con le prime coltivazioni e i primi villaggi del Neolitico.
Ma per altri ricercatori, che il mondo accademico non tiene in alcuna considerazione, la caduta delle comete ha causato la fine di una civiltà che già esisteva sulla Terra e ha costretto gli esseri umani sopravvissuti a un nuovo e faticosissimo inizio.
Graham Hancock, nato a Edimburgo, ha scritto molti libri su questo tema e nell’ultimo, «Maghi degli dei: la saggezza dimenticata delle civiltà perdute», ha sostenuto proprio la tesi che intorno al 12.000 a.C. l’impatto di una cometa abbia posto fine a una società molto evoluta, che ha lasciato tracce di sé nella perfezione delle piramidi di Giza e in altri inspiegabili monumenti ciclopici sparsi per il pianeta. Se l’asse della Terra si è davvero spostato a causa di quella catastrofe, forse l’Antartide era all’epoca libera da ghiacci e nasconde segreti che non tarderemo a scoprire, vista la progressione del riscaldamento globale.
– I grandi misteri
Hancock ha visitato il sito di Gobekli Tepe, giudicandolo uno dei grandi misteri dell’antichità. Se uno sciame di comete era in arrivo sulla Terra, gli astronomi del tempio le hanno sicuramente individuate in anticipo e forse quelle scie luminose arrivate nel Sistema solare interno sono state una presenza costante nel cielo per molti anni prima del loro devastante impatto. Forse da allora ci è stata tramandata la convinzione che tutte le comete (ma per lo meno bisogna salvare quella di Natale) portino sfortuna e siano messaggere di lutti e devastazioni.
La teoria che grandi civiltà del passato siano state distrutte da eventi catastrofici è suggestiva e spiegherebbe le grandi costruzioni le cui rovine sono state trovate sui fondali dell’Oceano, dove Platone collocava Atlantide, così come la «piramide» sommersa che si trova vicino all’isola di Yonaguni, in Giappone. Ma c’è da sperare che i cultori delle civiltà perdute non abbiano ragione: gli sciami di comete sono infatti periodici e secondo Hancock quello descritto nella stele di Gobekli Tepe potrebbe tornare nell’arco di qualche decennio. Meglio che l’autorevole e più rassicurante mondo accademico si affretti a rimettere ogni pietra, e ogni data, al suo posto.
                                                                                                                        Vittorio Sabadin
FONTE: lastampa.it


giovedì 27 aprile 2017

I resti di una civiltà ibernata potrebbero nascondersi sotto l'Antartide

ANTARTIDE

Recentemente molti tabloid internazionali si sono soffermati sulle frequenti visite in Antartide di un gran numero di personalità di spicco ,tra cui l'allora Segretario di Stato John Kerry, Buzz Aldrin, il Patriarca Kirill, e molti altri ancora, il che potrebbe rappresentare la prova circostanziale che qualcosa di grande potrebbe essere venuto alla luce in Antartide e che tali informazioni sono destinate ai rimanere segrete almeno fino a quando le Agenzie governative non decidono di divulgare platealmente e in modo particolareggiato i risultati scientifici ottenuti in questi ultimi mesi dai vari gruppi di ricerca inviati in Antartide .
Il ricercatore Corey Goode, ha fornito una serie di teorie circa il progressivo interesse da parte di alcune personalità di fama internazionale su quanto starebbe accadendo in Antartide, ove dal 2002 sono in corso degli scavi scientifici i cui risultati sconvolgenti potrebbero essere resi pubblici entro la fine della prossima primavera . 
Ai primi di gennaio 2017, il divulgatore di segreti programmi spaziali, Corey Goode ha dichiarato di essere stato portato in Antartide per testimoniare i primi risultati ottenuti dai recenti scavi scientifici che potrebbero aver portato alla luce delle antiche rovine appartenenti a una civiltà sepolta sotto uno spesso strato di calotta ghiacciata. Nonostante che la scoperta di antiche rovine risalga alla prima spedizione nazista organizzata nel 1939, è solo dal 2002 che gli archeologi e gli scienziati di fama internazionale sono stati autorizzati ad effettuare i loro scavi sulla calotta antartica. 
Sembra che gli archeologi stiano preparando una serie di documentari e testi accademici con i quali stupire la comunità scientifica. In un recente intervento datato 11 dicembre, 2016 , Goode descrive come in precedenza fosse stato messo al corrente degli scavi in corso d'opera in Antartide e come tali indiscrezioni sono state fatte trapelare da alcune affidabili fonti e da un anziano ufficiale che ha lavorato all'interno di un segreto programma spaziale condotto in sordina dall'USAF e soprannominato all'epoca dei fatti con il codice "Sigmund".  Quello che più sconcerta e' l'accuratezza delle informazioni e la credibilità delle fonti informative a cui fece ricorso Goode. 
Una di queste avrebbe condiviso anche alcune delle sue conoscenze relative alla conduzione di una serie di perforazioni in Antartide i cui esiti non dovevano essere divulgati nel modo più assoluto soprattutto al grande pubblico e alla stampa sempre a caccia di scoop eclatanti . 
Le indiscrezioni fanno riferimento a una civiltà composta da Umanoidi di 10-12 piedi di altezza, i "pre-Adamiti" oltre al ritrovamento di strani teschi allungati. Inoltre, secondo quanto riferito dagli informatori, sarebbero state scoperte anche tre grandi astronavi di forma ovale il cui diametro si aggirara intorno alle 30 miglia. Qualora la scoperta venisse confermata dalla comunità scientifica, allora vorrà dire che questi pre-Adamiti erano di origine extraterrestre e che sarebbero arrivati ​​sulla Terra circa 55.000 anni fa. 
Una delle tre astronavi portate in superficie nascondeva nel suo interno un veicolo spaziale molto più piccolo. Ciò ha portato a credere che una civiltà di preadamiti, almeno una piccola parte di loro, avrebbe trovato rifugio in Antartide, ove sarebbe stata congelata da un improvviso e devastante cataclisma globale verificatosi circa 12.000 anni fa. Goode afferma inoltre che uno dei suoi contatti gli avrebbe riferito di alcune avanzate tecnologie e della scoperta di resti congelati appartenenti a dei presunti pre-Adamiti. 
I sconvolgenti reperti sarebbero stati rimossi dal sito archeologico che secondo le previsioni, verranno mostrati al pubblico entro i primi mesi di quest'anno. 
Le squadre di archeologi sarebbero stati costretti a lavorare con quei pochi reperti rimasti, questo dopo aver giurato di mantenere segreto ciò che avevano effettivamente visto. Inoltre, affinché si potesse selezionare e catalogare gli antichi manufatti provenienti anche da altri siti di scavo è stata decisa la sospensione dei lavori in attesa dell'autorizzazione relativa alla  pubblica divulgazione della clamorosa scoperta. Goode ha inoltre affermato che i pre-Adamiti erano molto gracili di costituzione probabilmente perché i loro corpi si erano evoluti su un pianeta caratterizzato da un ambiente gravitazionale molto più basso.Oltre ai pre-Adamiti, Goode si sarebbe imbattuto anche con diversi altri tipi di Umanoidi dalle dimensioni del tutto normali, alcuni dei quali avevano una sorta di coda corta, mentre gli altri erano muniti di crani allungati simili a quelli rinvenuti in Perù. La conclusione a cui è giunto Goode è che i pre-Adamiti potrebbero aver condotto degli esperimenti biologici su alcuni esseri umani .
Nel loro imminente annuncio circa gli scavi condotti in gran segreto in Antartide, gli archeologi hanno posto un particolare accento su alcuni elementi che farebbero intuire l'avvenuto congelamento di un'antica civiltà molto avanzata la quale sarebbe stata colta alla sprovvista da un'improvvisa era glaciale.

fonte © Michael E. Salla


mercoledì 29 marzo 2017

Esseri alieni o viaggiatori del tempo? Le antiche statue con 'borse' moderne

Un oggetto raffigurato da varie civiltà in tutto il mondo potrebbe essere la chiave per capire le nostre reali origini.



La teoria che i nostri antenati avessero rapporti con esseri di altri mondi si è andata fortemente sviluppando dopo la visione molto criticata di Erich Von Daniken, scrittore svizzero che per la prima volta prese in considerazione la possibilità che antiche strutture di precisione millimetrica non fossero state costruite dall’uomo (dati gli scarsi mezzi che possedeva), ma da una civiltà extraterrestre. Questa teoria portò allo sviluppo di una nuova visione o teoria, conosciuta con il nome di “Teoria degli antichi astronauti”. Di recente il sito di cospiratori UFO Today ha pubblicato un video in cui viene messo in evidenza come in antiche strutture sia visibile una specie di borsa attribuibile a qualcosa di moderno. Secondo i teorici della cospirazione questo oggetto sarebbe fortemente collegato agli Anunnaki, ovvero un popolo "alieno" che avrebbe contribuito alla costruzione del nostro mondo e sul quale poi si sarebbero basate le antiche religioni, confondendoli con esseri divini.

Il mistero della borsa nelle raffigurazioni

L’aspetto fondamentale è che questo tipo di oggetti simili a borse si siano ripetuti nella civiltà Sumera, Assira, Babilonese, Fenicia e in quella Etrusca. Inoltre è stato individuato anche in Sud America nel sito archeologico messicano di Tula, sviluppatosi durante i tempi dei Toltechi successivamente alla caduta di Teotihuacan. “Com'è possibile che questo oggetto sia presente nell’#Archeologia di tutto il mondo e soprattutto, cosa rappresentava? Poteva essere una qualche conoscenza segreta o un tipo di tecnologia?”, è l’interrogativo principale che viene presentato nel video. Due sono le teorie principali tra i teorici della cospirazione: si potrebbe trattare di viaggiatori del tempo oppure di esseri alieni che portavano con sé un oggetto tecnologico.
Molti sono gli utenti che hanno espresso il loro parere sul video in questione che ha fatto la sua apparizione su youtube il 16 marzo del 2017. “Credo che si tratti di semplici gioielli” oppure “potrebbero essere semplici secchi contenenti acqua”, hanno commentato due utenti scettici. Per altri invece, non c’è dubbio che si tratti di qualcosa non di questo mondo. Forse un'antica conoscenza che ha contribuito alla vita sulla Terra, dato che spesso viene raffigurato insieme all’Albero della Vita. Senza ulteriori elementi, restano per il momento intriganti teorie.



domenica 26 febbraio 2017

I dieci misteri irrisolti delle Grotte artificiali di Longyou, Cina

Le Grotte Longyou sono una sistema di grandi caverne artificiali situate nei pressi del villaggio di Shiyan Beicun, nella prefettura di Quzhou, in Cina. Scoperte nel 1992, finora sono state individuate 36 grotte. Considerando la loro origine artificiale, si tratta di grotte molto grandi, con una superficie coperta che supera i 30 km². Chi le ha costruite e soprattutto perché? Ecco i dieci misteri irrisolti delle grotte di Longyou.


Situate nei pressi del villaggio di Shiyan Beicun nella provincia di Zhejiang, le Grotte di Longyou sono un magnifico e raro mondo sotterraneo, considerate in Cina come la ‘nona meraviglia del mondo’.
Queste affascinanti grotte artificiali, che si pensa risalgano ad almeno 2 mila anni fa, rappresentano una delle opere architettoniche sotterranee più grandi dei tempi antichi.
Scienziati e archeologi di tutto il mondo, però, non sono ancora riusciti a svelare i suoi segreti, lasciando senza risposta le domande su chi le abbia costruite e soprattutto perchè.
Il sistema di grotte è stato scoperto nel 1992 da un abitante del villaggio locale. Da allora sono state esplorate circa 36 cavità artificiali, per una superficie totale che super a 30 mila m². Le grotte sono state scavate nella siltite solida e ognuna di esse si inabissa ad una profondità di circa 30 m.
Il paesaggio è costellato da ponti, grondaie, piscine e pilastri uniformemente distribuiti in tutta la struttura con lo scopo di sostenere le volte delle grotte. Le pareti e le colonne di sostegno sono state scavate con grande precisione, ricoperte di linee parallele decorative realizzate a scalpello.
Delle 36 grotte, attualmente sono una è aperta al pubblico, scelta perchè al suo interno vi sono sculture in pietra che raffigurano cavalli, pesci e uccelli.
Le Grotte Longyou sono un autentico enigma per gli studiosi. Su proposta del blog Ancient Origins, proponiamo i dieci misteri ancora insoluti che le riguardano.
1. Come sono state costruite?
Una stima approssimativa calcola che per realizzare le grotte finora esportate sia stata asportata una quantità di roccia pari a 1 milione di m³. Tenendo conto del tasso medio di scavo giornaliero di una persona, gli scienziati hanno calcolato che si sarebbero volute almeno mille persone impegnate a scavare giorno e notte, senza sosta, per sei anni.
Tuttavia, il calcolo non tiene conto dell’incredibile cura e la precisione con cui sono state realizzate le cavità. Ciò significa che il carico di lavoro potrebbe superare di gran lunga la stima teorica. Inoltre, sono del tutto ignoti gli strumenti utilizzati per lo scavo. Nessuno di essi, infatti, è stato trovato all’interno delle grotte. Gli scienziati non sanno come si sia potuta ottenere tale simmetria, precisione e somiglianza tra le varie grotte.
2. Nessuna traccia di costruzione
Nonostante le loro dimensioni e lo sforzo profuso nella loro creazione, finora nessuna traccia della loro costruzione, e addirittura della loro esistenza è riportato nei documenti storici, fatto molto inusuale data la vastità del progetto. Inoltre, sebbene lo scavo abbia richiesto la rimozione di un milione di metri cubi di roccia, non vi è alcuna prova archeologica che spieghi dove sia finito il materiale di risulta.
3. Perché le pareti sono state incise?
Le Grotte Longyou sono risultano tutte cesellate, dal pavimento al soffitto, con linee parallele praticamente su ogni superficie. L’effetto finale è di grande uniformità, cosa che ha richiesto un immensa perizia e infinite ore di lavoro. La domanda è: perchè? Se lo scopo era solo decorativo, perchè investire tante ore di lavoro? Esse hanno una valenza simbolica? L’unica decorazione simile nota si trova su alcune ceramiche ospitate in un vicino museo e che sono datate tra il 500 e l’800 a.C.


4. Mancanza di forme di vita acquatica
Quando furono scoperte, le cavità erano sommerse d’acqua, presumibilmente da parecchio tempo. Inizialmente, infatti, si pensava che fossero degli ‘stagni senza fondo’. Solo quando l’acqua è stata completamente pompata fuori ci si è resi conto di trovarsi di fronte a strutture artificiali.
La maggior parte dei villaggi nel sud della Cina si trova nei paraggi di stagni naturali molto profondi (chiamati appunto ‘senza fondo’). Queste riserve d’acqua pullulano di una grande varietà di pesci. Tuttavia, quando l’acqua è stata rimossa dalle Grotte di Longyou, non è stato trovato un solo pesce o qualsiasi altra forma di vita.
5. Come hanno fatto le grotte a rimanere così ben conservate?
Una delle questioni più interessanti è capire come abbiano fatto le grotte a mantenere la loro integrità strutturale per più di 2 mila anni. Non ci sono segni di collasso, né cumuli di macerie e nessun crollo, nonostante il fatto che in alcune zone i muri sono spessi appena 50 centimetri.
Nel corso dei secoli, l’area ha subito numerose inondazioni, calamità e guerre. A causa dei movimenti geologici, le montagne hanno mutato la loro morfologia, ma l’interno delle grotte, la forma e le incisioni hanno mantenuto la loro precisione originaria, come se fossero state costruite ieri.
6. Come hanno fatto i costruttori a lavorare al buio?
A causa delle grandi profondità delle grotte, alcune zone nella parte inferiore sono immerse nell’oscurità totale. Eppure, anche le pareti di queste aree sono state decorare con migliaia di linee parallele. Come hanno fatto a lavorare al buio?
Secondo Jia Gang, professore della Tongji University specializzato in ingegneria civile, i costruttori si sarebbero serviti di lampade a combustibile. Tuttavia, data l’immensità delle camere, si sarebbero dovute utilizzare di centinaia di lampade. Il fatto curioso è che il soffitto delle grotte non presenta segni di fuligine.
7. Le grotte sono state progettate per essere collegate?
Nonostante la superficie totale di 30 mila m², le 36 grotte sono distribuite su un’area molto ristretta. Considerando una tale densità, è lecito chiedersi se le grotte sono state progettate per essere collegate l’una alle altre. Quale sarebbe lo scopo di realizzare tante grotte separate, a distanza ravvicinata, senza collegarle?
In molte aree, le pareti che separano le grotte sono molto sottili, solo 50 cm, ma non risultano mai collegate, così da apparire come volutamente separate le une dalle altre.

8. Chi le ha costruite?
Si ritiene che le grotte risalgano ad un’epoca precedente alla nascita della dinastia Qin, sorta nel 212 a.C. Tuttavia, nessuno ha idea di chi abbia potute realizzare un impresa simile. Alcuni ricercatori sostengono che non è possibile, né logico, che l’impresa titanica sia stata intrapresa dagli abitanti regolari dei villaggi vicini. Solo un imperatore avrebbe potuto commissionare un’impresa del genere, come la costruzione della Grande Muraglia. Ma se è stata commissionata da un imperatore, perché non ci sono documenti storici che ne attestino l’esistenza?
9. Come hanno fatto a raggiungere tale precisione?
Il design delle Grotte Longyou è delicato e sofisticato, e la precisione della realizzazione è indice di un artigianato di altissimo livello. Ogni grotta è come una grande sala. Le quattro pareti sono diritte e i bordi e gli angoli chiaramente delineati. I segni della scalpellatura sono uniformi e precisi.
Come spiega, Yang Hongxun, esperto presso l’Istituto Archeologico della Accademia Cinese delle Scienze Sociali, gli antichi costruttori che lavoravano in una grotta non erano in grado di vedere ciò che gli altri stavano facendo nella grotta vicina. Eppure, le pareti delle grotte attigue dovevano essere parallele, altrimenti avrebbero sfondato il muro di traverso.
Ciò significa che le tecniche di misurazione dovevano essere molto avanzate. I costruttore erano in possesso di un sofisticato sistema per la mappatura delle cavità, in grado di calcolare in anticipo dimensioni, posizione e distanze tra le grotte. Con l’ausilio di apparecchiature moderne, i ricercatori hanno potuto confermare la sorprendente precisione della costruzione nel suo complesso.
10. Per cosa venivano utilizzate?
Sono state avanzate molte teorie per tentare di spiegare il motivo per cui furono costruite le grotte, ma finora nessuna delle ipotesi proposte riesce a fornire una spiegazione convincente sul loro utilizzo.
Alcuni archeologi hanno suggerito che forse le grotte fossero le tombe degli antichi imperatori. Ma è un’ipotesi inverosimile, dato che nessun oggetto funerario, né tombe, sono mai stati trovati al loro interno.
Altri hanno proposto che sia il risultato di estrazioni minerarie. Le operazioni avrebbero richiesto attrezzature e apparecchiature di un certo tipo. Anche in questo caso, nessuna traccia del genere è stata rinvenuta nelle cavità a sostegno dell’ipotesi. E poi, se erano solo miniere, perchè creare decorazioni così precise su ogni superficie della cavità?

venerdì 17 febbraio 2017

Svelato l’interno della piramide romboidale grazie ai raggi cosmici

Per la prima volta, la struttura interna di un’antica piramide egizia è stata rivelata usando particelle cosmiche. L’innovativa tecnologia è stata applicata alla piramide romboidale, un monumento di 4.500 anni così chiamato per via della diversa inclinazione delle facce a metà altezza.

 La piramide romboidale (Egyptian Ministry of Antiquities, HIP Institute and the Faculty of Engineering, Cairo University)

Secondo i ricercatori, che hanno presentato i loro risultati al Cairo a Khaled El-Enany, Ministro delle Antichità, e all’ex Ministro Mamdouh El-Damaty, il risultato è “eccellente” poiché mostra l’interno del monumento visto come coi raggi X.
La tecnologia si basa sui muoni, particelle cosmiche che piovono permanentemente e naturalmente sulla Terra, che possono penetrare qualunque materiale molto in profondità.
Una sezione 3D della piramide romboidale (Egyptian Ministry of Antiquities, HIP Institute and the Faculty of Engineering, Cairo University)
– Muografia di una piramide
Questa è la prima di quattro piramidi ad essere studiate nell’ambito dello ScanPyramids, un progetto portato avanti da un team della facoltà di ingegneria dell’Università del Cairo e dell’organizzazione Heritage, Innovation and Preservation (HIP, con base a Parigi), in collaborazione col Ministero egiziano delle Antichità. Le altre sono la Grande Piramide e la Piramide di Chefren a Giza, e la Piramide Rossa a Dahshur.
Programmato per durare un anno, il progetto usa un mix di tecnologie innovative come termografia a infrarosso, radiografia a muoni e ricostruzione 3D, con l’obiettivo di conoscere meglio il monumento e identificare la presenza di strutture interne o cavità sconosciute.

Situata nella necropole reale di Dashur, la Piramide romboidale venne costruita durante il regno del faraone Snefru (2.600 a.C. circa). È la prima con una superficie liscia, dopo numerose piramidi a gradoni.

Il monumento ha due ingressi che portano a due camere funerarie, disposte una sopra l’altra. È stato ipotizzato che il faraone Snefru giaccia dentro la piramide in una camera funeraria non ancora scoperta, ma quest’ultima ricerca potrebbe aver escluso tale possibilità. Nell’area studiata, la scansione non ha infatti rilevato alcuna altra camera, perlomeno non una grande almeno quanto la camera superiore.
L’installazione delle 40 piastre nella camera inferiore (Egyptian Ministry of Antiquities, HIP Institute and the Faculty of Engineering, Cairo University)
fig 5 laboratorio del Grande Museo Egizio
Le pellicole sono state sviluppate in un laboratorio del Grande Museo Egizio e spedite all’Università di Nagoya per l’analisi (Egyptian Ministry of Antiquities, HIP Institute and the Faculty of Engineering, Cairo University)
fig 6 laboratorio del Grande Museo Egizio 2
(Egyptian Ministry of Antiquities, HIP Institute and the Faculty of Engineering, Cairo University)
fig 7 risultati simulazione
(Egyptian Ministry of Antiquities, HIP Institute and the Faculty of Engineering, Cairo University)
«Tuttavia, si tratta di una svolta scientifica, dato che convalida il principio della muografia applicato alle piramidi egizie. Spiana la strada a nuove indagini», dice Mehdi Tayoubi, co-direttore d ScanPyramids insieme a Hany Helal, docente nella facoltà di ingegneria all’Università del Cairo ed ex Ministro dell’Istruzione Superiore e della Ricerca Scientifica.
L’area studiata (Egyptian Ministry of Antiquities, HIP Institute and the Faculty of Engineering, Cairo University)


– Particelle cosmiche
I risultati arrivano quattro mesi dopo che un team condotto dallo specialista Kunihiro Morishima, dell’Institute for Advanced Research dell’Università di Nagoya, in Giappone, aveva installato 40 piastre per rivelare i muoni dentro la camera inferiore della Piramide romboidale. Le piastre contengono due pellicole sensibili ai muoni che continuamente piovono sulla superficie terrestre. Arrivano dagli strati più elevati dell’atmosfera, dove sono creati dalle collisioni tra i raggi cosmici e i nuclei di atomi nell’atmosfera.
«Proprio come i raggi X passano attraverso i nostri corpi permettendoci di vedere lo scheletro, queste particelle elementari, pesanti circa 200 volte meno degli elettroni, possono passare molto facilmente attraverso qualunque struttura, persino delle rocce grandi e spesse come le montagne», dice Tayoubi.
I ricercatori possono così distinguere le cavità – dove i muoni si spostano senza problemi – dalle aree più dense dove i muoni vengono assorbiti o deviati. Il rilevamento, cominciato a gennaio 2016, è durato 40 giorni (il tempo massimo sopportato dalle emulsioni chimiche sulle pellicole dentro la piramide).
«Da queste piastre sono state analizzate oltre 10 milioni di tracce di muoni. Contiamo i muoni, e secondo la loro distribuzione agolare siamo in grado di ricostruire un’immagine», dice Tayoubi. «Per la prima volta, la struttura interna di una piramide è stata rivelata grazie a delle particelle di muoni. Le immagini ottenute mostrano chiaramente la camera superiore circa 20 metri sopra quella inferiore, dove erano state installate le piastre».
Tayoubi ha però ammesso che i dati ottenuti in 40 giorni di esposizione non sono ancora sufficienti per rilevare precisamente i corridoi conosciuti o delle cavità più piccole di quella della camera superiore. Dice: «Impariamo molto dal lavoro sul campo. Miglioriamo la nostra conoscenza dei monumenti, ma progressivamente miglioriamo anche le tecnologie. Non abbiamo fretta».

I ricercatori studieranno con la muografia altre piramidi.
La prossima sarà la Grande Piramide di Giza (o Piramide di Cheope), di cui spesso si dice aver passaggi nascosti che portano a camere segrete. In questa occasione verranno utilizzati altri due tipi di strumenti elettronici, di minore risoluzione ma senza limiti di esposizione e capaci di fornire dati in tempo reale.
                                                                                QUI IL VIDEO
Ricostruzione artistica della pioggia di muoni, e l’area rilevata con le piastre (Egyptian Ministry of Antiquities, HIP Institute and the Faculty of Engineering, Cairo University)






Il controverso ‘Disco di Festo’ contiene un messaggio reale?

Il disco di Festo è un reperto archeologico ritrovato nell'omonima città di Festo, sull'isola di Creta, sotto un muro di un palazzo minoico. Benché la comunità archeologica ne riconosca l'autenticità, ancora nessun ricercatore è riuscito a decifrare l'enigmatico codice impresso sul disco. E' possibile che il reperto contenga un messaggio lasciato da una cultura sconosciuta presente sulla terra migliaia di anni fa?

Perché esiste questo artefatto? Chi lo ha creato e per quale scopo? Che tipo di informazioni sono memorizzate sul disco?
Fino ad ora, gli scienziati non sono stati in grado di decifrare gli enigmatici simboli impressi sul piccolo disco scoperto nel 1908 nel palazzo minoico di Festo, Creta.
Inoltre, non esiste nessuna testimonianza scritta scritta del manufatto. Il suo scopo e significato, e anche la sua originaria ubicazione geografica della manifattura, restano ancora discussi, facendo di esso uno degli enigmi più sconcertanti dell’archeologia moderna.
Nonostante si passato più di un secolo da quando è stato trovato, i numerosi tentativi di decodificare il Disco di Festo, una scrittura geroglifica proto-sillabica, non hanno ottenuto risultati convincenti. In ogni caso i segni del disco sono rimasti indecifrati, e non rivelano somiglianza formale con quelli di nessun’altra scrittura conosciuta.
Il diametro dei disco è di 16 cm, con uno spessore di circa 16 mm. L’enigmatica iscrizione è costituita da 241 simboli, 122 presenti sul lato A e 119 sul lato B, di cui 45 unici. Essi rappresentano bambini, donne, teste con corone piumate, uomini che corrono, uccelli, insetti, strumenti e armi. Le iscrizioni seguono una configurazione a spirale.
La scoperta si deve ad un archeologo italiano, Luigi Pernier, il quale recuperò lo straordinario manufatto durante il primo scavo del palazzo minoico di Creta. Il disco venne trovato nel seminterrato della stanza 8 nell’edificio 101 di un gruppo di costruzioni a nord-est del palazzo principale, insieme ad una tavoletta di argilla scritta in maniera convenzionale.
Essendo stato trovato in una struttura della cultura minoica, il disco è stato attribuito a questa sofisticata società fiorita tra il 2700 e il 1450 a.C. Festo, in particolare, era uno dei centro più importanti della civiltà minoica, e la città più ricca e potente della parte meridionale di Creta.
Nonostante ciò, nessun altro artefatto minoico presenta incisioni simili a quelle presenti sul disco. Alcuni credono che il disco sia molto più antico.

uesto oggetto apparteneva a minoici?

Perché i minoici avrebbero usato un linguaggio pittografico, piuttosto primitivo, invece di utilizzare la scrittura trovata su una tavoletta di argilla trovata vicino al disco? Il disco è stato creato prima della tavoletta? Potrebbe essere il lascito di una civiltà più antica ancora da scoprire e che aveva dimestichezza con la scrittura?
Alcuni studiosi hanno ipotizzato che la scrittura utilizzata sul disco di Festo sia un greco antico molto simile al Baltico arcaico. Non si tratterebbe di una lingua alfabetica, ma sillabica dove ogni simbolo rappresenta una sillaba anziché una lettera. Potrebbe anche essere una miscela di entrambi, come in Egitto.
Come per la scrittura, anche l’utilizzo del disco è oggetto di speculazione. Potrebbe trattarsi di un oggetto religioso e le sue incisioni potrebbero essere un inno o un canto sacro utilizzato durante un rituale.
Altri credono che contenga una storia di narrativa o d’avventura, oppure che si tratti di un gioco da tavolo o di un teorema geometrico.
Sono tutte ipotesi valide, ma non essendoci abbastanza materiale disponibile per un’analisi comparativa, la comunità scientifica pensa che ogni ulteriore tentativo di decifrazione sia votato all’insuccesso. È infatti improbabile che qualunque nuova decifrazione senza conferma esterna sia accettata come conclusiva.
Nulla di simile è stato trovato in numerosi scavi archeologici condotti sull’isola di Creta nel corso degli ultimi 100 anni. Questo, insieme a tutti gli altri, è uno dei fattori che rende decisamente enigmatico il Disco di Festo.


Le Sacre Grotte di Piyang, uno dei luoghi più misteriosi della Terra

Le tradizioni locale fanno risalire l’utilizzo delle grotte ad un periodo molto antico, quando le divinità abitavano sulla terra. Per questo motivo, molto templi sono stati costruiti nelle vicinanze e tutta la regione è ritenuta sacra dai nativi.


Il Tibet, uno dei luoghi più misteriosi e sacri dell’umanità, conserva numerosi segreti di un remoto passato, normalmente inaccessibili ai semplici turisti.
Tra questi, ci sono le Grotte di Piyang, uno dei siti archeologici più importanti del Tibet, situate nella parte occidentale del paese, in prossimità del Sacro Monte Kailash.
“A Piyang ci sono più di 1100 grotte di varie forme e dimensioni, alcune delle quali sono chiaramente siti abitativi, mentre altri sono probabilmente grotte utilizzate per la meditazione”, spiega l’archeologo americano Mark Aldenderfer, professore presso l’Università della California.
I lavori di scavo eseguiti nel sito di Piyang, in collaborazione con un gruppo di archeologi cinesi, sono stati il tentativo di dimostrare la veridicità delle fonti documentarie.
“Avendo una conoscenza sull’antico biddismo tibetano così scarsa, siamo stati fortunati a poter collaborare con Huo Wei e Li Yongxian, due archeologi del dipartimento di storia della Sichuan Union University a Chengdu. Per quanto ne so, è la prima collaborazione tra archeologi cinesi e occidentali in Tibet”, racconta Aldenderfer.

Le Grotte di Piyang non sono l’unico complesso oggetto di esplorazione. Molti altri siti simili sono sparsi in tutto l’enigmatico altopiano del Tibet. Alcuni sono stati scolpiti dalle forze naturali, altri sono evidentemente di origine artificiale, ma sicuramente sono tutti molto antichi.
Gli esseri umani hanno cominciato ad abitare in questa zona del Tibet ben 21.000 anni fa, quindi è molto probabile che ci siano numerosi artefatti sepolti nelle grotte tibetane, nei tunnel e in altre zone misteriose ancora inesplorate.
Le tradizioni locale fanno risalire l’utilizzo delle grotte ad un periodo molto antico, quando le divinità abitavano sulla terra. Per questo motivo, molto templi sono stati costruiti nelle vicinanze e tutta la regione è ritenuta sacra dai nativi.
E’ possibile ammirare molte pitture preistoriche, murales, sculture e nicchie decorate con pregevoli dipinti. Ma il vero oggetto del desiderio degli archeologi è il ritrovamento di un qualche antico documento scritto, che al momento nessuno è stato ancora in grado di individuare.
Il complesso di Piyang copre una superficie di 10 chilometri quadrati, ed è estremamente complessa la sua esplorazione. ”Stiamo solo cominciando a capire la vera importanza delle grotte sacre del Tibet”, spiega Aldenderfer.
“La vastità della regione richiede uno sforzo enorme. Inoltre, il fatto che sia una terra ritenuta sacra crea non pochi problemi per l’accesso ai siti di interesse archeologico. Una volta le grotte erano meta di pellegrinaggi, ma oggi il sito è chiuso al pubblico”.
Solo in tempo e una buona dose di pazienza permetterà agli archeologi di svelare i segreti delle Sacre Grotte di Piyang.