lunedì 30 marzo 2015

Misteriosa cripta alle Barbados

Molte sono le storie che circolano sui misteri che avvolgono i Caraibi. Uno di questi misteriosi eventi è sicuramente quello che vede protagonista le isole Barbados e la sua diabolica Cripta...

Misteriosa cripta alle Barbados

Il 9 agosto 1812 la bara dell'onorevole Thomas Chase, uno schiavista delle isole caraibiche Barbados, veniva fatta scendere nella cripta di famiglia.
Appena scostata la grande lastra marmorea che chiudeva la tomba, la luce delle fiaccole illuminò qualcosa di strano. Una delle tre bare già contenute nella camera sepolcrale era rovesciata. Un'altra, quella di un bambino, giaceva sottosopra in un angolo. Appariva a tutti ovvio che la cripta era stata profanata.
Eppure, a ben guardare, non c'era alcun segno di manomissione. Rimessi i sepolcri al loro posto, la tomba era stata accuratamente richiusa. Quando la notizia si diffuse, la gente del posto non ebbe dubbi: erano stati certamente gli schiavi negri a combinare quel pandemonio, dal momento che Chase e la sua famiglia non meritavano altro, crudeli e senza scrupolo com'erano.
Non per nulla, la terza delle tombe già presenti nella cripta era quella della figlia di Chase, Dorcas Chase, suicidatasi solo un mese prima per sottrarsi, si mormorava, alla brutale violenza del padre.La cripta delle Barbados venne sigillata nuovamente tutto venne rimesso a posto. Poco tempo dopo la Cripta fu trovata nuovamente aperta, con molte cose messe fuori posto. La particolarità che ancora una volta destava sospetto era che: le grandi lastre di marmo della cripta, erano state cementate e non vi era traccia di effrazione. Una delle bare quella della signora Thomazina Goddard, la prima a essere stata introdotta nella cripta, aveva tutte le tavole scompaginate, come se qualcuno si fosse accanito con una violenza estrema.

Per far fronte temporaneamente alla situazione, le assi di legno erano state rimesse insieme con delle corde; e la bara appoggiata contro una parete. La storia a dir poco inquietante, in breve tempo aveva già fatto il giro delle isole limitrofe alle Barbados. In breve tempo tutta la comunità, ed il reverendo Thomas Orderson, si trovarono al centro della preoccupazione popolare. il reverendo si mostrava alquanto intransigente, a chi lo interrogava senza morbosità, raccontava che, essendo pure lui ansioso di risolvere il singolare mistero. I rilevamenti effettuati in seguito sull cripta non mostravano segni di forzatura, si penso quindi ad un passaggio segreto per accedervi. Non solo non esisteva alcun passaggio segreto, ma sia le pareti che il pavimento e il soffitto a botte, risultavano ben scavati nella roccia calcarea. Iniziarono a circolare numerose teorie su questo macabro posto, che la cripta fosse maledetta e che in essa agissero forze di ordine soprannaturale.Cripta Barbados

Successivamente toccò alla signora Thomazina Clarke essere introdotta nel sepolcro, ben rinchiusa in una bella cassa di prezioso legno di cedro. Per rimuovere l'abbondante cemento che sigillava la porta d'ingresso ci volle un bel po' di tempo, ma anche una volta rimosso la porta non voleva saperne di schiudersi. Immediatamente dietro, infatti, stava appoggiata la bara di Thomas Chase, che l'ultima volta in cui si era scesi nella cripta era stata sistemata a buona distanza. Anche tutti gli altri sacelli erano stati violati, con la sola eccezione della bara della signora Goddard, quella tenuta insieme con delle funi.
Prova ulteriore che non si poteva comunque parlare di inondazione, perché altrimenti non si sarebbe potuto spiegare come mai pesanti sarcofaghi di pietra avessero potuto galleggiare sull'acqua e una bara di legno no. Tuttavia, una spiegazione, diciamo così, soprannaturale potrebbe essere l'unica in grado di dare ragione del mistero. Correva voce presso la gente, che lo strano fenomeno aveva incominciato a manifestarsi solo dopo che nella tomba di famiglia era stata deposta una donna che si era suicidata.

Stando alla teoria soprannaturale, le anime delle altre persone sepolte non l'avrebbero accettata: da qui i continui sconvolgimenti. Certo, si tratta di un'ipotesi che suona per lo meno azzardata, ma resta ancora oggi l'unica disponibile, in qualche modo accreditata; visto che nessuno ancora dopo tutto questo tempo sia riuscito a risolvere il mistero della cripta delle Barbados.

domenica 29 marzo 2015

Coltan – L’Hi-tech senza vittime è possibile?

coltanA vederlo così non assomiglia a niente in particolare. Solo fango di sabbia nera con qualche piccola “scintilla di luce”, un po’ come se fosse quarzo. Stiamo parlando del Coltan, un minerale ormai famoso per la sua importanza nella più sofisticata industria dell’Hi-Tech.
Oltre a essere l’ingrediente fondamentale nella costruzione dei nostri telefoni cellulari, il coltan è usato nell’industria aerospaziale per fabbricare i motori dei jet, oltre agli air bag, ai visori notturni, alle fibre ottiche, e molto altro ancora.
coltan componentiIn particolare, spiegano gli esperti, serve ad ottimizzare il consumo della corrente elettrica nei chip di nuovissima generazione. ovviando quindi al problema della durata delle batterie di vari dispositivi tecnologici. Infatti, i condensatori altantalio (tantalite, metallo contenuto nel coltan, generalmente mescolato insieme alla columbite) permettono un risparmio energetico e quindi una maggiore versatilità degli apparecchi.
Dunque un minerale considerato molto prezioso, già conosciuto e sfruttato anche prima della seconda guerra mondiale, ma oggi più che mai strategico e richiestissimo.
Possiamo immaginare che con il fenomeno prettamente commerciale dell’obsolescenza programmata e dell’azione di marketing di surclassare in tempi brevissimi un prodotto tecnologico a favore delle new-entry sul mercato, l’utilizzo del coltan è in aumento esponenziale così come lo sfruttamento delle miniere a cielo aperto, rare nel nostro pianeta e limitate a poche zone.
Tra queste, principalmente in Congo, l’estrazione ha assunto carattere di vero e proprio abuso.
Non perchè, come erroneamente si crede, sia in percentuale zona di maggior giacimenti del pianeta; si stima infatti che in Congo siano circa il 10% contrapposto al 41% del solo sud america (Brasile, Venezuela, Columbia). E per inciso, non che le zone del sud america godano di tutele e benefici poi tanto maggiori.

Non è solo un discorso collegato alle risorse del pianeta, all’uso improprio che facciamo di risorse naturali, di inquinamento industriale, ecosistema irrimediabilmente devastato e via dicendo.
Qui parliamo di sfruttamento umano, lavoro in schiavitù, di guerre, di finanziamento di armi .. un’onta inaccettabile verso i nostri simili, un oltraggio verso il quale non possiamo restare ignari e tantomeno indifferenti.
Lo scenario è inquietante.
estrazione coltanBuchi scavati fino ed oltre cento metri di profondità e dove ogni giorno muore qualcuno. Un’intera popolazione sottoposta a violenza e sfruttamento da parte di guerriglieri che sottraggono illegalmente il minerale estratto a mani nude, per commercializzarlo e trarne beneficio economico al fine di finanziare gli armamenti utili alla guerriglia interna a sfondo politico. E se questo non dovesse bastare sembra che vicino al coltan si trovino anche uranio, torio e radio, materiali radioattivi che causano gravi malattie ai minatori. Autorità locali e militari della zona, apparentemente inermi e senza nessun supporto per contrastare e fronteggiare questo fenomeno.
Disponibile nel web un documentario girato dal danese Frank Piasecki Poulsen che già nel 2010 mostrava le condizioni in cui versano queste popolazioni e che oggi, per deduzione, possono essere solo aggravate dall’incessante aumentata richiesta di mercato.

Le multinazionali dell’Hi-tech, tutte, acquistando questi minerali illecitamente commercializzati alla fonte, diventano inequivocabilmente i diretti responsabili del finanziamento delle mafie africane, che forniscono ai guerriglieri le armi necessarie a mantenere l’Africa in un continuo stato di schiavitù e guerra perpetua.
E quando parliamo di multinazionali e quindi di forti interessi econmici, vediamo purtroppo ormai, sempre, una sorta di omertà e censura del “lato oscuro” che si nasconde dietro le più accativanti pubblicità di prodotti che invadono il mercato e le nostre vite. Nessuno parla, nessuno ammette, e quando và bene, le responsabilità vengono rimbalzate all’infinito tra enti, stati, governi, come in un flipper, dove quel che conta sono gli effetti scoppiettanti e luminosi del gioco a punti e non il valore delle vite umane e della loro tutela.

In Congo, per ogni Kg. di coltan estratto, muoiono due persone, probabilmente bambini, mentre in Columbia la stima è ancora incerta e forse peggiore di quanto accade in Africa.

Responsabilmente dovremmo in primo luogo ed in prima persona riflettere e limitarci negli acquisti di prodotti elettronici in senso generale e, in secondo luogo, fare attenzione a quei prodotti che non sono garantiti ovvero progettati e realizzati in modo etico, per non contribuire quindi alla barbarie.
Nascono infatti aziende a sfondo etico/sociale come fairphone la cui volontà è di contrastare l’attuale tendenza delle industrie leader, sul disinteresse dei diritti umani e che si evince da questi slogan:

Insieme possiamo cambiare il modo in cui i prodotti sono fatti.
- Estrazione
Vogliamo integrare materiali nella nostra catena di fornitura che sostengono le economie locali, non milizie armate. Stiamo iniziando con minerali senza conflitti dalla RDC per stimolare soluzioni alternative.
- Design
Stiamo usando il disegno per cambiare il rapporto tra le persone e i loro telefoni. Ci stiamo concentrando sulla longevità e riparabilità, di prolungare la vita utile del telefono e di dare agli acquirenti un maggiore controllo sui propri prodotti.
- Produzione
Gli operai di fabbrica meritano condizioni di sicurezza, salari equi e rappresentanza dei lavoratori. Lavoriamo a stretto contatto con i produttori che vogliono investire in benessere dei dipendenti.
- Ciclo Vitale
Stiamo affrontando l’intera durata di vita dei telefoni cellulari, compreso l’uso, il riutilizzo e il riciclaggio sicuro. Crediamo che la nostra responsabilità non finisce con le vendite.
- Imprenditoria Sociale
Stiamo lavorando per creare una nuova economia – quella in cui i valori sociali e ambientali diventano una parte naturale di fare business. Insieme, stiamo creando lo slancio per progettare un futuro migliore.

Concludo citando una grande anima, Mahatma Gandhi :
 
Sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo.
FONTE: 

martedì 24 marzo 2015

L'UOMO RETTILE DELLA MESOPOTAMIA: UN MISTERO DI 7 MILA ANNI ANCORA SENZA RISPOSTA

Il parere degli archeologi tradizionali è pressoché unanime nello stabilire che la storia umana abbia avuto inizio in Mesopotamia, l'attuale Iraq, con la grande civiltà dei Sumeri. Tuttavia, nel sito archeologico di Al Ubaid sono state ritrovati numerosi manufatti pre-sumeri che risalgono a circa 7 mila anni fa, molti dei quali rappresentano enigmatici umanoidi con chiari lineamenti rettili.
La cultura preistorica di Ubaid è vissuta in Mesopotamia tra il 4 mila e il 5, 5 mila a.C. Come per i Sumeri, anche l'origine del popolo Ubaidiano è sconosciuta.


Essi vivevano in grandi insediamenti costituiti di case di mattoni di fango, sviluppando l'architettura, l'agricoltura e l'allevamento del bestiameL'architettura abitativa comprendeva grandi case a forma di T, cortili aperti, strade lastricate, una sorta di anteprima della città sumere. Alcuni di questi villaggi, infatti, hanno cominciato a svilupparsi in città, i templi iniziarono a fare la loro comparsa, così come i grandi edifici monumentali come in Eridu, Ur e Uruk, i siti più importanti della civiltà sumera. Secondo quanto riportato dai testi antichi dei sumeri, Ur era considerata la prima città mai esistita sul nostro pianeta.
Come riporta John Black su Ancient Origins, il luogo principale dove sono state ritrovate le insolite statuite si chiama Al'Ubaid. Inoltre, alcune di esse sono state rinvenute anche in Ur e in Eridu. Il primo esploratore a scavare il sito di Al'Ubaid fu Harry Reginald Hal nel 1919. Si tratta di un piccolo tumulo di circa mezzo chilometro di diametro, con un altezza di circa due metri dal suolo.
Lo scavo portò alla luce diverse figurine maschili e femminili in diverse posture e nella maggior parte dei casi sembra che indossino una sorta di casco e che abbiano un qualche tipo di imbottitura sulle spalle. Altre figurine reggono una sorta di scettro, forse un simbolo regale e di potere.
Il fatto più curioso è che i lineamenti dei volti delle statuine hanno sembianze rettili, con lunghe teste, occhi a mandorla e il naso molto simile a quello delle lucertole. Tra le statuine più strane ci sono alcune figurine femminili che reggono in braccio un lattante con le sembianze di una lucertola.
Cosa o chi esse rappresentino esattamente è del tutto ignoto ai ricercatori. Secondo alcuni archeologi, le posture, come quella che rappresenta l'allattamento al seno femminile, non suggeriscono che si tratti di oggetti rituali. Ma allora perchè questo antico popolo decise di rappresentare degli individui dai tratti rettiliani?
Chiunque rappresentassero, sembra che fossero particolarmente importanti per la cultura di Ubaid. Come segnalato in un posto precedente, il serpente è un simbolo molto importante per la cultura umana. Molte popolazioni antiche rappresentavano le loro divinità 'venute del cielo' sotto forma di essere rettiliani.
Nel pantheon delle divinità sumere figura Enki, la divinità dei mestieri, del bene, dell'acqua, del mare, dei laghi, della sapienza e della creazione. Enki, in alcune rappresentazioni, appare come un essere metà uomo e metà serpente. Il significato del suo nome dovrebbe essere "signore della terra". Egli era il custode dei poteri divini chiamati Me, i doni della civilizzazione dei quali avrebbe beneficiato l'umanità.
La sua immagine è un serpente con una doppia ellisse, o Caduceus, molto simile al Bastone di Asclepio. Secondo l'opinione di alcuni autori, non sorprende che il simbolo di Enki sia stato poi usato come simbolo della medicina, data la sua sconcertante somiglianza con la doppia elica del DNA.
I Sumeri rappresentano la prima popolazione urbanizzata al mondo. Erano i discendenti di un'etnia della Mesopotamia meridionale (l'odierno Iraq sud-orientale), autoctona o stanziatasi in quella regione dal tempo in cui vi migrò (attorno al 5000 a.C.) fino all'ascesa di Babilonia (attorno al 1500 a.C.).
Il termine Sumero è in realtà il nome dato agli antichi abitanti della Mesopotamia dai loro successori, il popolo semitico degli Accadi. I Sumeri, (o Shumeri da Shumer) infatti, chiamavano se stessi sag-giga, letteralmente "la gente dalla testa nera" e la loro terra Ki-en-gi, "luogo dei signori civilizzati".
Il sistema religioso dei sumeri era un complesso pantheon abitato da centinaia di divinità. Secondo gli antichi testi religiosi sumeri, gli dei e gli esseri umani vivevano insieme sulla Terra. Ogni città sumera era 'sorvegliata' da un proprio dio, e gli esseri umani erano impiegati come servi degli dei.
Tuttavia, quando si legge il mito della creazione sumero, ritrovato su una tavoletta di Nippur, un'antica città mesopotamica fondata nel 5 mila a.C., si apprende qualcosa di interessante. La creazione della Terra (Enuma Elish) secondo le tavolette sumere è avvenuta così:
Quando in alto il Cielo non aveva ancora un nome,
E la Terra, in basso, non era ancora stata chiamata con il suo nome,
Nulla esisteva eccetto Apsû, l'antico, il loro creatore,
E Mummu e Ti�mat, la madre di loro tutti,
Le loro acque si mescolarono insieme
E i pascoli non erano ancora formati, né i canneti esistevano;
Quando nessuno degli Dei era ancora manifesto.
Nessuno aveva un nome e i loro destini erano incerti.
Allora, in mezzo a loro presero forma gli Dei.

Dal racconto risulta chiaro che nessuna delle divinità del pantheon sumero è responsabile della creazione, anzi gli stessi dei sono parte della creazione. La mitologia sumera sostiene che in principio gli esseri umani erano governati da una progenie 'divina' non umana. Questi esseri erano in grado di viaggiare attraverso il cielo in veicoli di forma rotonda o cilindrica.
Chi erano i Nephilim della Bibbia: divinità o antichi astronauti?
Secondo i miti, costoro sarebbero venuti sulla Terra per renderla abitabile al fine di sfruttarne le risorse minerarie! Che cose se ne fanno degli dei di argento e oro? I testi riferiscono che a un certo punto alcuni dei si ribellano contro i loro capi:
Quando gli dei, come gli uomini,
eseguivano il lavoro e ne pagavano le conseguenze
la loro fatica era strordinaria,
il lavoro pesante e l'angoscia era alta.
Anu, il dio degli dei, convenne che il lavoro per i suoi sottoposti era davvero troppo grande. Suo figlio Enki (conosciuto anche come Ea) propose di creare una creatura che si sobbarcasse il lavoro degli altri dei. Così, con l'aiuto della sua sorellastra Ninki, crearono l'uomo per farne un lavoratore 'a loro immagine'.
I testi affermano che un dio fu messo a morte e il suo sangue fu mescolato con l'argilla. Da questo materiale primordiale fu creato il primo essere umano, a somiglianza degli dei. La prima coppia umana fu creata è posta in Eden, una parola sumera che significa 'terreno pianeggiante'. Nell'Epopea di Gilgamesh, Eden è menzionato come il giardino degli dei e si trova da qualche parte in Mesopotamia tra i fiumi Tigri ed Eufrate.

FONTE:

sabato 14 marzo 2015

OGGETTI FUORI POSTO: LA PIRAMIDE NERA “FLUORESCENTE” CON L’OCCHIO CHE TUTTO VEDE

 Nel 1984, un ingegnere in cerca di pepite d'oro si imbatte in una scoperta impressionante: una grotta nella giungla di La Manà, Ecuador, con più di 300 misteriosi artefatti. Tra i ritrovamenti, quello che colpisce di più è una piramide nera con proprietà fluorescenti, modellata secondo la simbologia attribuita agli “Illuminati di Baviera”. Inoltre, l'artefatto presenta un'iscrizione in pre-sanscrito. Dunque, gli illuminati operavano già 4 mila anni fa?

piramide-nera-fluorescente

È considerato uno dei più grandi misteri insoluti del terzo millennio.
Si tratta di una Piramide ricavata da una pietra nera, decorata con i simboli attribuiti alla setta degli Illuminati di Baviera (17° secolo d.C.).
La piramide, infatti, presenta incise tredici file di mattoni, su cui si staglia l’enigmatico “occhio che tutto vede”, tutto molto simile alla piramide che compare sulla banconota americana da un dollaro.
Nulla di strano, se non fosse per il fatto che la reliquia presenta alcuni caratteri incisi in quelli che sono stati riconosciuti come appartenenti all’alfabeto pre-sanscrito, ovvero la lingua matrice del sanscrito in uso circa 4 mila anni fa.
Dunque, come è possibile coniugare nello stesso oggetto un simbolo del 18° secolo con un’iscrizione del 3°-4° millennio a.C.? Le decorazioni “massoniche” sono state realizzate in un secondo momento? Oppure, la Piramide Nera indica che la tradizione degli “illuminati” è molto più antica di quanto si pensi?
È possibile che gli aderenti a questa setta siano in possesso di conoscenze occulte risalenti al passato remoto dell’umanità e che facciano riferimento agli “antichi dei” che discesero sulla Terra? Grandi domande, per poche risposte disponibili.

La scoperta

Il ritrovamento della Piramide Nera si deve all’ingegnere Elias Sotomayos, il quale, tutt’altro che interessato a misteriosi reperti archeologici, era impegnato in una corsa all’oro nella giungla di La Manà, Ecuador.
Nel corso della spedizione, il cercatore d’oro si imbatté in un tunnel che si addentrava per più di 100 metri nelle viscere delle montagne ecuadoregne, fino ad arrivare in una camera con più di 300 reperti di origine sconosciuta, tra cui figurava la Piramide Nera.
Altre ai mattoni incisi e alla scritta in pre-sanscrito, la piramide presenta un ulteriore componente interessante: un occhio intarsiato alla sommità della piramide realizzato con un misterioso materiale che si mostra fluorescente quando illuminato da luce ultravioletta, così da brillare come un occhio vero.
Tuttavia, secondo il ricercatore austriaco Klaus Dona, cercatore di “oggetti fuori posto” (Ooparts), l’occhio sulla piramide non sembra umano; l’intento della fluorescenza era forse quello di renderlo come “occhio divino”, illuminato e illuminante.

Costellazione di Orione e testo

La Piramide Nera, sotto la base, presenta un altro affascinante dettaglio: un intarsio piatto realizzato con poco oro che riproporebbe la disposizione delle tre stelle della Cintura di Orione.
fondo-piramide
pre-sanscrito1
Il professor Schildmann è riuscito a decifrare la scrittura, ottenendo questa traduzione:
“Il Figlio del Creatore viene da qui…”
Molte antiche pietre e manufatti in terracotta presentano la stessa scrittura, nonostante siano stati scoperti nei più disparati angoli della terra: Ecuador, Colombia, Illinois, Francia, Malta, Australia e Italia.
pre-sanscrito
«Questo significa che un tempo questa scrittura esisteva in tutto il mondo, e questo significa che ci deve essere stata una grande civiltà globale più antica del sanscrito, precedente ai 6 mila anni fa», commenta Dona. «Il professor Schildmann mi disse che questa scrittura somiglia alla scrittura dell’Indo e a quella trovata sull’Isola di Pasqua. Come lui stesso mi spiegò, è una lingua più antica del sanscrito. Fu lui a battezzarla “pre-sanscrito”».

Domande, domande, domande…

L’artefatto di La Manà davvero potrebbe essere il più grande segreto mai scoperto, il quale suscita una serie di domande inquietanti: chi è il “Figlio del Creatore”? Veniva da Orione? Perchè i massoni utilizzano la Piramide Nera come loro icona?
C’è un legame che travalica i millenni tra gli dèi che governavano il mondo, Atlantide e i componenti della setta degli Illuminati? Gli illuminati, sono i discendenti degli “dèi” che ancora governano il mondo dietro le quinte?

sabato 7 marzo 2015

36.420 A.C.: LO ZEP TEPI DEGLI ANTICHI EGIZI COME FATTO STORICO

Secondo i “Testi delle Piramidi”, ci fu un periodo primordiale dal quale emerse l'ordine dal caos e nel quale gli dèi governavano la Terra. Tale periodo è chiamato “Zep Tepi”. Si tratta solo di racconti mitologici, oppure ci sono fatti storici dietro la tradizione dello Zep Tepi? Armando Mei, un ricercatore italiano, è convinto che lo Zep Tepi si riferisce ad un preciso tempo storico databile al 36.420 a.C.

zep-tepi
I Testi delle Piramidi, la somma delle decorazioni e degli scritti murali rinvenuti in diversi monumenti egizi, ci hanno tramandato la maggior parte delle informazioni sui primi miti di creazione dell’Antico Egitto.
In tutti questi miti viene descritto un periodo lontano, definito TPJ ZP (talvolta trascritto come Zep Tepi, ovvero “prima occasione”).
Uno dei documenti più interessanti è certamente il Papiro di Torino, conosciuto anche come Papiro dei Re, un documento risalente alla XIX dinastia egizia che riporta, oltre all’elenco dei sovrani dall’unificazione dell’Alto e Basso Egitto fino al momento della compilazione, la lista dei re divini e semidivini del Periodo Predinastico.
Il calcolo a ritroso della cronologia contenuta nel Papiro di Torino indicherebbe che il periodo primordiale, ovvero quello del regno di Ptah, creatore e primo sovrano dell’Egitto, risalirebbe a circa 39 mila anni fa.
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La fonte citata riferisce che nel tempo primordiale gli dèi regnarono in Egitto 20 mila anni. Ad essi seguirono governanti semidei, noti come i “seguaci di Horus”, ed infine gli uomini mortali. Gli uomini mortali iniziarono a regnare sull’Egitto intorno al IV millennio a.C. con le dinastie dei faraoni a noi conosciute.
Come interpretare, dunque, queste informazioni? L’egittologia, e la storiografia, ufficiale ci dicono che tutto ciò che risale al periodo predinastico è da considerarsi come mito, quindi niente di storico!
Eppure, c’è un ricercatore italiano, Armando Mei che ha dedicato la sua vita di studioso proprio all’egittologia predinastica, ovvero il periodo che va dal 3.180 a.C. fino al tempo primordiale.
Nel 2005, Mei ha presentato una Ricerca sulla Piana di Giza, culminata nella formulazione della sua «Teoria sulla Datazione Storica dello Zep Tepi», presentata all’International Conference on Ancient Studies, tenutasi presso la Zayed University di Dubai nel 2010.

La storicità dello Zep Tepi

In un articolo scritto per Ancient Origins, Armando Mei spiega che i ricercatori hanno avanzato numerose teorie per quanto riguarda il complesso monumentale di Giza, siano essi appartenenti alla scuola accademica o a quella indipendente, proponendo diverse ipotesi sulla funzione dei complessi monumentali e sulle tecniche adottate per la loro costruzione.
In realtà, ad oggi, nonostante i molteplici tentativi di entrambe le scuole di pensiero non è stato ancora possibile rispondere ai tantissimi interrogativi che aleggiano sul misterioso complesso di Giza.
Certo, è innegabile che l’egittologia accademica abbia notevolmente contribuito alla nostra conoscenza di una civiltà unica e incomparabile, incredibilmente sviluppata dal punto di vista sociale, artistico e scientifico.
Tuttavia, gli stessi egittologi accademici hanno persistito nel voler far risalire alcuni reperti archeologici all’epoca dinastica, che secondo Mei poco, o niente, hanno a che vedere con quel periodo. Questo ha creato una certa confusione tra i ricercatori e ha influenzato non poco la nostra comprensione della preistoria d’Egitto.
Mei ritiene che una delle teorie più importanti degli ultimi 20 anni, in termini scientifici, sia quella proposta da Robert Bauval e nota come Teoria della Correlazione di Orione, secondo la quale il complesso monumentale di Giza non è altro che la proiezione terrena della Cintura di Orione, esattamente come si presentava nel 10.450 a.C. nel cielo sopra l’Egitto.
Nonostante sia stata stroncata a priori dagli ambienti accademici, questa teoria ha consentito lo sviluppo di nuove metodologie d’indagine che hanno, in parte, chiarito alcuni dei misteri legati al cosiddetto Periodo Predinastico.
Ed è proprio in questo filone d’indagine che si inserisce la teoria formulata da Armando Mei sviluppata in collaborazione con Nico Moretto. Attraverso l’applicazione di un modello matematico al complesso monumentale di Giza e l’analisi delle correlazioni astronomiche, i due ricercatori hanno retrodatato l’origine della Civiltà delle Piramidi al 36.900 a.C. dando un valore storico al mitologico Zep Tepi (o Primo Tempo di Osiride) e alla cronologia trascritta nel Papiro di Torino o Canone Reale.
Nello schema sottostante, è riprodotto la configurazione del cielo sopra la piana di Giza nell’anno 36.420 a.C. Ciò che colpisce è che all’alba dell’equinozio di primavera, all’inizio di un intero ciclo di precessione astronomica che terminerà nel 10.450 a.C., tutti i monumenti di Giza risultano perfettamente allineati con le costellazioni.
schema-cielo
La teoria di Mei differisce da quella di Bauval almeno per due aspetti. Innanzitutto, rispetto alla Correlazione di Bauval sulla scena astronomica è presente Sirio-Iside, completamente al di sotto dell’orizzonte celeste nella sua teoria. Inoltre, nel 10.450 a.C. sul meridiano celeste è presente Mintaka, corrispondente della piramide di Micerino, la più piccola tra le piramidi maggiori di Giza.
Questi elementi ci lasciano intendere che la nostra teoria sia esattamente in linea con il messaggio che i Costruttori hanno voluto tramandare. Cheope ed Al Nitak sono in corrispondenza nel 36.420 e non nel 10.450 e l’origine dei miti egizi sarebbe confermata dalla teoria. L’Epoca d’Oro ricordata dagli Egizi Dinastici troverebbe così un fondamento nella Teoria della Datazione Storica dello Zep Tepi.
Mei non si sofferma sulle tecniche utilizzate per la costruzione delle Piramidi che rimangono ancora un mistero. A suo parere, i costruttori hanno voluto segnare un’epoca, molto probabilmente per celebrare i fasti di una Civiltà ormai al culmine della propria evoluzione scientifica. Così Mei in un’intervista suNexus Magazine:
«L’Egittologia, a nostro parere, ha avuto il grande merito di ricostruire un periodo storico importante compreso tra il 3.100 ed il 343 a.C. ma ha commesso l’improvvido errore di sottovalutare moltissimi reperti che collegano quelle Terre a civiltà evolute che nulla hanno a che fare con l’Egitto Dinastico.
Del resto ci chiediamo come sia stato possibile edificare Giza con le tecniche utilizzate dagli Egizi dell’Antico Regno. Non avevano né le competenze tecniche e neanche gli strumenti necessari per edificare quelle opere immortali. Inoltre, ci chiediamo come sia stato possibile, durante la IV Dinastia, costruire quei complessi monumentali, in maniera così precisa, senza una concezione minima del disegno tecnico.
Insomma, a nostro parere, i venti anni canonici attribuiti dagli Egittologi per la costruzione della Piramide di Cheope non sarebbero bastati neppure per la costruzione delle prime dieci file di blocchi!».

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