martedì 2 febbraio 2016

Misteri Bulgari – Strandzha e la tomba di Bastet

Le misteriose storie che circolano in alcune zona balcaniche della Bulgaria, Romania e Serbia hanno un fascino particolare e presentano strane similitudini.

 Questi racconti sono così fantasiosi da sembrare trame di film di fantascienza; ciò che li contraddistingue però è la presenza di  riscontri e prove tangibili che dimostrano un fondo di verità. In tutti questi racconti si intrecciano archeologia, servizi segreti, fantascienza e paranormale. Ci sarebbe abbastanza materiale per una serie di puntate di X files. Personalmente ho già scritto del caso Tsarichina in Bulgaria e, per chi desidera, in rete si possono trovare  informazioni su strani accadimenti neiMonti Bucegi (Romania). In questo articolo tratterò della misteriosa area  di Strandzha in Bulgaria. Ciò che riporterò in questo documento è il risultato di molte ricerche e devo dire che ho incontrato molte difficoltà in particolare per il fatto che quasi tutto il materiale è redatto in Bulgaro e solo in parte in un inglese molto approssimativo, mi auguro di avere interpretato correttamente il materiale consultato.

Strandzha è una località ai confini della Turchia anticamente abitata dai Traci che erano secondo Erodoto un popolo numerosissimo e potente. I dintorni di Strandzha sono ricchissimi di reperti archeologici che in gran parte non sono ancora stati riportati alla luce. “Tra i miti e le leggende di cui sono piene le montagne di Strandzha, forse la più misteriosa è la storia di una necropoli della dea Egiziana Bastet. La tradizione dice che chiunque disturbi la pace della Dea sarà colpito dalla sua maledizione.”  Si racconta nel libro di Mutafchiev  “Homo sapiens le origini dell’homo sapiens”.
Bastet
Malko Tarnovo è l’unica città nella parte Bulgara delle montagne Strandzha; conta più o meno 3000 abitanti e si trova a 10 km dal confine turco. In questo luogo sembra di essere in un universo parallelo. In Strandzha il tempo pare seguire regole diverse. Le antiche credenze pagane non sono mai state completamente superate e la cristianità  non è riuscita a fare breccia completamente nei cuori degli abitanti locali, così a Malko Tarnovo si trova una chiesa ortodossa una cattolica e alcune protestanti. In questa miscellanea di religioni, c’è  chi continua a credere alla leggenda che sulle pendici del monte sia nascosto un sarcofago egizio recanti incisi importati segreti che riguardano il genere umano. Si tratterebbe della misteriosa tomba della dea egiziana Bastet che secondo la tradizione porterebbe con se addirittura dei messaggi alieni e chissà cosa ancora.

Misteriosi scavi a Strandja nel 1981

La cima di Glyamo Gradishte che si dice sembri ad una piramide
La cima di Glyamo Gradishte che si dice sembri ad una piramide
Era  l’anno 1981 e Todor Zhivkov era a capo indiscusso della nazione Bulgara; sua figlia ricopriva la duplice carica di ministro della cultura e membro del più alto organo del partito: il politburo. In quello stesso anno erano in corso le celebrazioni per commemorare il 1300° anniversario dello Stato bulgaro ed erano state stanziate ingenti somme per le celebrazioni con organizzazioni di fastosi eventi. Nella primavera dello stesso anno vicino alle recinzioni che delimitavano il confine con la Turchia, nei pressi di Malko Tarnovo  ebbe inizio una spedizione segreta e misteriosa allo scopo di ricercare la tomba della Dea Bastet e delle sue immense ricchezze. Secondo alcuni tutto era partito da un misterioso ricercatore di tesori, un “archeologo nero” di nome Mustafà che era entrato in possesso di una specie di  mappa scritta su una pelle di animale. Su di essa erano raffigurati disegni incomprensibili, forme geometriche e caratteri sconosciuti. Il proprietario della pergamena aveva interpretato queste raffigurazioni come la rappresentazione del tesoro nascosto sulle montagne Strandzha, che si sarebbe trovato nella tomba di Bastet, la dea egiziana con la testa di gatto.
Bastet
(ndr La dea Bastet, il cui nome significa “Signora delle bende”, è fra le più importanti deità delle antiche religioni ed è stata raffigurata originariamente da un corpo femminile con la testa di gatto e nei secoli seguenti, con la sua diffusione geografica semplicemente come un gatta. Nella sua definizione religiosa la dea ha un aspetto luminoso che irraggia un benefico calore ed è venerata per la sua potenza, bellezza e agilità. In Egitto dove probabilmente ebbe origine questo mito la dea Bastet era considerata anche l’occhio che il dio Ra usava per sterminare i nemici in battaglia, successivamente e nel tempo la devozione a Bastet dall’Egitto si estese seppur con molte traformazioni e nomi diversi in Grecia, a Roma e appunto nell’area balcanica). Egli iniziò a cercare qualcuno che potesse aiutarlo a  decifrare la scrittura sconosciuta sulla mappa, e la sua ricerca lo portò a interfacciarsi  con  l’Accademia Nazionale. Da li il documento arrivò a Lyudmila Zhivkova che ne rimase molto colpita.  Secondo Krusty Mutafchiev consigliere di Lyudmila, nessuno era in grado di leggere quell’antica scrittura. Così si cercò aiuto presso la famosa veggente e profetessa cieca Vanga. C’è chi invece sostiene che Lyudmila Zhikova durante i suoi studi di specializzazione ad Oxford negli anni 70, abbia avuto contatti con un alto rappresentante dei servizi segreti britannici, che l’avrebbe informata di alcuni rilevamenti fatti con sistemi ad onde sul territorio bulgaro. Questi studi avevano portato alla scoperta di una vera e propria cavità aperta di origine naturale  in Strandzha. Tornata in Bulgaria Lyudmila avrebbe incaricato il capo dei beni culturali Krusty Mutafchiev di organizzare una spedizione a Strandzha per trovare quel posto misterioso. Nel frattempo Mustafa aveva consegnato la misteriosa pergamena a Vanga per chiedere il suo parere. La mappa era poi arrivata nelle mani della nipote di Vanga, Krasimira Stoyanova, che l’avrebbe consegnata a Lyudmila Zhivkova raccontandole una storia misteriosa che in parte coincideva con quanto sostenuto dal rappresentante del Mi6.
foto della famosa veggente bulgara Vanga 
Foto della famosa veggente bulgara Vanga
Indipendentemente da quale sia la versione più attendibile, dopo che Vanga venne  a contatto con la mappa, raccontò questa strana storia. “La mappa indica la posizione della città nella quale si trova  la tomba di una donna che tiene in mano uno scettro di materiale extraterrestre. Intorno ad esso sono sparse immense ricchezze: oro, oggetti e armi. Molto molto tempo fa esseri magri e alti con i capelli neri arrivarono dalle acque dell’Egitto, schiavi, soldati e  comandanti. Con loro portarono il sarcofago di granite nero che  portava iscrizioni in un linguaggio incomprensibile. Una notte di buio e silenzio totale, la bara fu sotterrata nella terra e riempita con una grande quantità di terra.  E gli schiavi e tutti quelli che presero parte alla sepoltura del sarcofago furono uccisi per  preservare il segreto di dove si trovava la tomba, fino a che fosse arrivato il tempo perché il segreto della tomba potesse  essere svelato alle persone. Questo  messaggio millenario per l’umanità  ha un  valore inestimabile. Il principale valore non è il sarcofago ma quello che esso dice. Esso descrive la storia del mondo e copre duemila anni nel passato fino ai giorni nostri e il futuro dei prossimi duemila anni.”

Secondo la leggenda, il sarcofago conterrebbe i resti di Bastet; una principessa Tracia locale, una semidea  con la testa da gatto per metà umana  che era finita nell’antico Egitto.

La sua ultima volontà fu di essere seppellita nella sua città natale. La tomba fu costruita nel VIII d.C., fu seppellita a 6 mt. di profondità  e poi riempita di tonnellate di terra  e rocce per nasconderla. Vanga disse  che la dea seppellita teneva nelle sue mani incrociate sul petto  lo scettro che irradiava nello spazio un invisibile raggio di energia. La veggente avvisò Zhivkov circa il pericolo del disturbare la dea, inoltre disse che ogni anno alla notte del 5 maggio, quando cade nel terreno il primo raggio  del sole e la prima luce della luna sul sito della sepoltura avvenivano fenomeni miracolosi. Secondo Vanga nella zona della sepoltura c’era una strada che passava vicino al santuario del tempio, la veggente tramite le sue visioni lesse simbolo dopo simbolo per cercare di trovare le indicazioni che permettevano di arrivare fisicamente alla tomba. Il primo era una roccia sul quale era scolpito un cane un’aquila e le quattro direzioni del mondo (assi universali?).
Tutta questa   misteriosa  storia raccontata  da  Vanga è riportata  in dettaglio nel libro “L’origine dell’Homo sapiens” di Krystju Mutafchiev. Per quanto riguarda la pergamena, Krystju Mutafchiev pensava che si trattasse di una mappa del cielo nella costellazione d Cepheus. Era sicuro che la vera tomba si trovasse nello spazio e che a Strandja esistesse solo una controparte speculare  terrestre. Secondo il documento  era costituita da una  stanza segreta, una stanza regolare con  un’entrata ellittica.
foto che ritrae Lyudmilla  Zhivoka
Lyudmilla  Zhivoka
Gli avvertimenti di Vanga però  ebbero il solo effetto di  eccitare la curiosità di  Lyudmila Zhivoka.  Lyudmila era abbastanza conosciuta per la sua passione per l’occulto e i misteri, ed  fu molto affascinata da tutte quelle storie  e decise comunque di organizzare  una spedizione alla misteriosa Strandja, una zona pattugliata pesantemente dalle truppe di confine, scarsamente  popolata.  Non poteva  mettere a conoscenza ne il ministro dell’interno Dimitar Stoyanov ne i servizi segreti . Il suo uomo di fiducia Krastev Mutafchieva organizzò immediatamente una spedizione composta da cinque membri  per fare delle ricerche nell’area. Del team  facevano  parte la nipote di Vanga Krasimira Stoyanova, (che divenne poi dipendente della commissione cultura) l’archeologa  Ilya Prokpov (che divenne poi drettore del NIM) il  giornalista investigativo Tseko Etropolski e il pilota Ivan Nikolov. Si dice che ci fosse un sesto uomo  chiamato Geroge Пантов  ingegnere capo della miniera “Mladenovo”  nei pressi di Malko Tarnovo.
La spedizione fu preparata in completa  segretezza , aiutati dal fatto che l’area di ricerca si trovava in una zona di confine con accesso limitato.  La spedizione arrivò nella città di Malko Tarnovo il 4  aprile, esattamente   a 6 km da Malko Tarnovo e a 1,5 km dal posto di blocco doganale con la Turchia. Nei pressi della zona pesantemente  fortificato di confine bulgaro turco.  Nonostante la pioggia torrenziale  i ricercatori raggiunsero  il dirupo  mostrato nella vecchia mappa e accesero il fuoco per asciugarsi e aspettare  il sorgere del sole.  All’alba il sole non era ancora apparso sul dirupo. Essi videro  una rocca con  tre “cerchi solari” scolpiti su essa disposti  in  forma di triangolo rovesciato, la pietra era in piedi su un prato dell’altopiano.
cerchi solari scolpiti nella roccia
cerchi solari scolpiti nella roccia
Quando il primo raggio del sole inizio a muoversi giù  dalla cima del dirupo e allo stesso tempo da sinistra a destra, sequenzialmente  si illuminarono i circoli solari descrivendo un triangolo di luce. Andò avanti così per una ventina di minuti dopo i quali l’intera roccia fu bagnata dal sole. I membri della spedizione furono eccitati tutto il giorno  per l’accaduto e discussero  su quanto avevano visto provando a determinare se si fosse trattato di un fenomeno casuale  o meno. E erano in attesa di vedere se la notte presentava una ulteriore sorpresa  con l’apparire  della luna  la sorella del sole.
Venne la sera e ancora prima dell’arrivo del buio inizio una forte pioggia. Non appena fece buio i ricercatori si ritrovarono ancora una volta in piedi davanti alla roccia. Il cielo si schiarì gradualmente e attorno alle nove inizio lo spettacolo. Non si sa come ma sulla roccia era arrivato il raggio di luna e come il sole sempre dall’alto verso il basso e da sinistra a destra tutta scavata  nei circoli della roccia e scomparve. I membri della spedizione rimasero immobili  a fissare chiedendosi cosa potesse significare . Poi cominciò l’incredibile. La parete di roccia di fronte alla quale si trovavano i ricercatori improvvisamente  si illuminò l’interno divenne come lo schermo in bianco e nero di una tv  e apparve l’immagine di due figure. Uno era un uomo anziano vestito in una lunga tunica. Nella mano destra tesa il vecchio teneva un oggetto rotondo. Più in altro alla destra sopra di lui c’era la figura dome di un faraone come viene comunemente raffigurato, un giovane uomo seduto su un trono.  Per piu di venti minuti i partecipanti alla spedizioni rimasero incantati da quella visione che poi a poco a poco sbiadì  e tutto  tornò buio. (ndr Krasimira Stoyanova sosteneva che non fosse stato il 10 aprile bensi  il 5 maggio). Mutafchiev disse che lui e i suoi colleghi rabbrividirono di terrore e furono incapaci di muoversi  finchè  le immagini  non sparirono. Poi  tornarono in fretta alla città vicino al confine. Quando ritornarono da Vanga e gli raccontarono l’avvenuto lei li rassicurò che  erano solo delle proiezioni olografiche, grandi uomini di un’altra civilizzazione distanti anni luce da noi. Qualche cosa appariva sempre alla notte o in  certi specifici  giorni durante l‘anno.
Lliya PetkovIl primo segretario del partito comunista di Obk nel  Malko Tarnovo,  aiutò con la parte organizzativa e logisctica, fornendo le  macchine per movimento terra e gli alloggi, ma gli fu detto di stare in disparte e non discutere  delle  ragioni della spedizione. L’intera operazione fu condotta in tale segretezza che il noto archeologo Alexander Fol che si trovava poco distante lavorando con i suoi studenti agli scavi della tomba Tracia a Mishkova Niva,  venne a sapere cosa era successo  solo anni dopo.
Resti della tomba di Mishkova Niva
Resti della tomba di Mishkova Niva
Secondo lui e la  moglie Valeria Fol, quello che avvenne  a Malko Tarnovo era molto di più che una  spedizione alla ricerca di un tesoro. Essi si aspettavano di trovare degli artefatti  da poter dare a terzi per essere venduti.
La settimana seguente al misterioso avvistamento, i ricercatori ritornarono sulla collina per iniziare gli scavi, equipaggiati con tutta la tecnologia e i mezzi necessari. Ma essi non si consultarono con Vanga  e fecero detonare l’entrata della caverna. Qualsiasi cosa fosse la distrussero. C’era una iscrizione dentro che fu anch’essa distrutta. Secondo una versione non confermata dopo l’esplosione dell’entrata, si trovarono in un’altra caverna più profonda, chiusa da una elaborata pietra rettangolare.  Nel tunnel furono trovate  delle maniglie di ferro arrugginite degli strumenti e una puleggia..   A parte questo il gruppo trovo un cancello che conduceva ad un profondo tunnel scavato nella montagna. Trovarono due pietre di granito nero sulle quali erano scolpiti  profili di uomini, e un poliedro di 12 lati. Gli archeologi  ritenevano che si trattasse di materiale di valore e che fosse una specie di  sistema per memorizzare  dei dati come al giorno d’oggi possono essere i microchip.  I reperti furono  immediatamente inviati alla ex DDR per essere analizzati, che fine fecero e quale fu il risultato dello studio non è chiaro visto che tutti i documenti di quel tempo furono strettamente classificati . Il gruppo continuò a scendere e trovò un’altra cosa interessante. Circa due metri dopo l’entrata  trovarono  un buco a forma di cerchio nel pavimento, era una specie di pozzo riempito con pietrisco. Sulle rocce del Monte Gradiste essi trovarono strane frecce che indicavano direzioni e segni che sembravano indicazioni in un antica scrittura identiche a quelle che erano riportate nella vecchia  carta pergamena. Oggi si crede che in Strandja furono trovati dei resti  e altri manufatti che sono conservati in grande segreto da qualche parte ma che difficilmente torneranno alla luce.
Nonostante la segretezza del progetto, qualche  informazione sugli strani ritrovamenti arrivarono alle orecchie del servizio di sicurezza dello stato e essi presero gli oggetti sotto il loro controllo. Per molto tempo l’area fu transennata dai militari e un ufficiale di frontiera aveva il compito di scrivere una relazione su quella spedizione   così avvolta nel mistero.  Secondo lui come sosteneva  il professore Fol, la spedizione stava cercando dei tesori. Alla ricerca aveva partecipato anche  una vettura con targa austriaca che sarebbe servita per l’esportazione dei reperti antichi, dato che l’Austria era rimasta neutrale durante la guerra fredda. E’ interessante come una macchina con la targa straniera avesse raggiunto quel luogo remoto e ben pattugliato  senza che nessuno ne venisse a conoscenza, dato che prima del 1989 quella era una delle zone piu gelosamente costudita  in bulgaria. La  spedizione in se durò circa tre mesi con le interruzione. Durante questo periodo i partecipanti furono alloggiati in un motel vicino a Malko Tarnovo o dormirono negli accampamenti vicino al sito. Ciò che fu trovato e sottratto non si sa. Anche se si dice che tra le altre cose sia stato trovato un calendario globale scritto su tavolette di pietra. Naturalmente questo non puo essere confermato da nessuno. Si sa che raggiunsero una profondità di quattro metri. Krasimira Stoyanova stessa affermò che la caverna fu successivamente distrutta  assieme alla mappa del tesoro.
Malko sositene  che da quel luogo partirono camion sigillati pieni d’oro,  ma questi sono solo voci perché nessuno ha visto nulla.  I lavoratori locali che furono coinvolti come guardie o come uomini di fatica per  spostare i detriti, non hanno condiviso nulla di quello che hanno visto. Probabilmente hanno firmato qualche forma di dichiarazione di segretezza. Le stesse versioni di Krystju Mutafchieve e Krasimira Stoyanova  su quello che  è successo sono in contraddizione tra di loro. Secondo Mutafchiev furono trovati reperti di inestimabile valore di origine extraterrestre. E’ stato lui a dire che la tomba della dea Bastet si trovava in questo luogo, come ha scritto nella sua pubblicazione denominata “Conundrum”. Secondo Kasimira Stoyanova  non c’è nessuna possibilità che ci fosse questa tomba o  manufatti alieni. Lei assicura che fu scavato solo un buco e la verità su quello che è nascosto profondamente nel sottosuolo verrà alla luce solo quando le persone saranno disponibili ad accettare questa informazione. Quello che effettivamente fu trovato e scoperto  nella mistica Strandhza rimane un mistero. Al giorno d’oggi non siamo in grado di trovare delle prove.
Ai primi di luglio la spedizione ritornò alla capitale, per analizzare i manufatti trovati, ma appena prima di poter ripartire per gli scavi,  il 21 luglio, improvvisamente Lyudmila Zhivkova fu trovata morta.  Sono state fatte le più selvagge speculazioni per collegare la sua morte agli scavi. La sua morte mise fine alla misteriosa missione. Gli scavi non terminarono immediatamente . Per poterle estendere le ricerche la nipote di Vanga Krasimira Stoyanova ricorse al ministro delle risorse minerarie Ing. Stamen Stamenov.  Chiese persone e attrezzature promettendo di raggiungere  “l’arca dell’alleanza”. Il 26 agosto il gruppo tornò a Malko Tarnovo. Appena arrivati in città Llia Petkov li informò che  l’Ing. Stamenov era morto lo stesso giorno. Ai primi di settembre le forze di sicurezza bloccarono gli scavi e l’accesso all’area. Probabilmente  per cancellare l’apertura e terminare gli studi spedirono delle persone che fecero brillare l’entrata  e bloccarono permanentemente la strada per evitare che si potesse scoprire il segreto.  A  seguito dell’esplosione rimane solo un dirupo alla cui base  si vede il tunnel, ma questo non fa da nessuna parte perché nel corso degli anni la cavità si è allagata ed è rimasta completamente bloccata.
I resti dell'entrata del tunnel completamente allagati rendono impossibile l'accesso
I resti dell’entrata del tunnel completamente allagati rendono impossibile l’accesso
Molti dei partecipanti al complotto segreto morirono subito dopo la spedizione. Probabilmente sono stati  raggiunti dalla maledizione di Bastet.
Oltra alla figlia del primo ministro diversi viceministri associati a questa spedizione morirono, mentre altri furono afflitti da varie disgrazie. Il cacciatore di tesori che aveva portato la mappa venne catturato dalla polizia interrogato e picchiato. Successivamente la sua salute si deteriorò e morì Un altro partecipante George  dopo lo scavo è stato arrestato ed ha passato un pò di tempo nelle carceri di Razvigor. Dopo la missione Krystju Muftafchiev fu anche esso imprigionato per uso improprio dei fondi per le celebrazioni dell’anniversario bulgaro. Fu condannato a 15 anni di carcere di cui otto trascorsi in prigione Pazrdzhik. Gli abitanti locali dicono che dopo la prigione ha visitato ancora una volta il luogo sacro. Comunque vedendo il danno dell’esplosione disse che i segnali erano persi per sempre e la strada per la tomba coperta per sempre. Subito dopo il suo rilascio dal carcere morì  di cancro. Tutta la storia  fu classificata top secret e i partecipanti che non finirono in prigione tacquero per sempre. Krasimira Stoyanova nel  1991 violò il voto di silenzio nel suo libro su Vanga. Un anno piu tardi Krystju Mutafchiev scrisse un libro. Comparando  le versioni di questi due partecipati alla spedizione segreta mostra che entrambi non hanno parlato di fatti importanti della storia, e anche se c’erano alcune piccole deviazioni avevano una tesi comune.
Gli storici, gli archeologi e gli uomini di scienza non sono convinti che in Strandia vi sia  la tomba di una dea Egizia.  Ritengono che  la Dea non sia stato realmente seppellito ma che vi siano solo dei templi. Tutto il resto sono solo speculazioni. Secondo loro Lyudmila Zhivkova è stata  fuorviata da chi le stava vicino e non è chiaro cosa essa si aspettasse. Per loro tutto  quello che riguarda questo caso è una completa fabbricazione. Ricercatori stranieri comunque la vedono diversamente e ogni anno fanno migliaia di kilometri per andare a Strandja.
La solo cosa che può essere vista oggi è una pietra mezza rovinata  che sembra ricordare la testa di un  gatto.
Pietra che ricorda a testa felina
Pietra che ricorda a testa felina
Ancora si possono vedere le rocce e le gallerie scavate durante  lo studio. Gli abitanti del posto sostengono che vicino al luogo si sente ancora la radiazione di energia molto negativa. L’inspiegabile energia veniva rilevata con apparecchiature speciali dal team di ricerca di Lyudmila Zhivkova. Secondo questi studi le radiazioni provenivano all’interno della punta della Gradiste. La radiazione di questa energia è abbastanza vasta sul terreno da impedire in una forma simmetrica che spunti l’erba. Anche se il terreno è fertile l’area rimane brulla. C’è qualcosa in Strandja che ad oggi rimane un mistero. Quello che giace  vicino al monte Gradiste puo essere capito solo dopo un grande lavoro archeologico che avrebbe bisogno di un sacco di soldi ma nessuno intende spendere per  teorie  non provate, miti e  leggende.

LE TAVOLETTE CHE MOSTRANO COME I BABILONESI SAPEVANO CALCOLARE LA POSIZIONE DI GIOVE

Una scoperta che riscrive la storia dell'astronomia: cinque tavolette cuneiformi che anticipano di 1400 anni la comparsa del calcolo integrale.

giove-babilonesi

Le fondamenta del calcolo integrale potrebbero essere state gettate dagli astronomi e sacerdoti babilonesi, almeno 14 secoli prima di quanto finora creduto.
La scoperta riguarda cinque tavolette babilonesi nelle quali viene calcolata la posizione di Giove, solo sulla base della geometria.
Lo studio, che si è guadagnato lacopertina di Science, rivoluziona la storia dell’astronomia perché finora si era convinti che calcoli del genere fossero comparsi nella storia della scienza solo 1400 anni più tardi.
A decifrare le tavolette, che risalgono al periodo compreso fra il 350 e il 50 a.C., è stato l’astronomo Mathieu Ossendrijver, dell’università Humboldt a Berlino, specializzato nella traduzione e interpretazione di tavolette d’argilla babilonesi in caratteri cuneiformi dal contenuto matematico-astronomico.
Le quattro tavolette, che nel frattempo sono state anche riprodotte con una stampante in 3D, sono il più antico esempio finora noto dell’uso della geometria per calcolare la posizione di un pianeta.
Gli antichi astronomi che le hanno scritte hanno usato un trapezio per calcolare la posizione di Giove in due intervalli di tempo: 60 e 120 giorni dopo dalla sua comparsa sull’orizzonte.
«Queste tavolette babilonesi utilizzano la geometria in senso astratto per definire il tempo e la velocità, a differenza degli antichi Greci che usavano le figure geometriche per descrivere la posizione nello spazio fisico», spiega Ossendrijver.
«Le tavolette riscrivono i libri di storia dell’astronomia e rivelano che gli studiosi europei del XV secolo di Oxford e Parigi sono stati preceduti dai Babilonesi nell’uso della geometria per calcolare la posizione dei pianeti», continua l’astronomo.

copertina-scienceMa perché proprio Giove?

Come spiega Ossendrijver in un’intervista rilasciata a MediaINAF, i babilonesi calcolavano la posizione di tutti i pianeti, da Mercurio a Saturno, ma sembrano mostrare un particolare interesse per Giove.
L’astronomo pensa che gli antichi astronomi impegnati nei calcoli erano anche sacerdoti del più importante tempio di Babilonia, dove la divinità principale era Marduk , il cui pianeta simbolo era proprio Giove.
Probabilmente, per gli astronomi babilonesi Giove era particolarmente importante perché pensavano fosse una manifestazione della divinità suprema di Babilonia.
Naturalmente, come ammette lo stesso Ossendrijver, è solo un’ipotesi, perché nelle tavolette astronomiche i Babilonesi non ci hanno lasciato scritto né che Giove fosse un dio, né la motivazioni dei loro calcoli.

mercoledì 13 gennaio 2016

David Icke: “Il film Avatar? La storia della Terra…al contrario

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Quella che segue, è una newsletter di David Icke che spiega come interpretare il film Avatar: La storia della Terra … in senso inverso.


Di David Icke: Ciao a tutti. Di solito non guardo molti film, ma sono andato a vedere il tanto pubblicizzato film di James Cameron, Avatar, e sono contento di averlo fatto.
Ho pensato che era fantastico. Animazione ed effetti speciali erano all’avanguardia, ma quello che mi interessa di più, è che racconta, fondamentalmente, la storia di quanto è successo sulla Terra, ma al contrario.
La trama, che si svolge nel 2154, vede come protagonisti esseri dalla pelle blu e con il naso tipo da leone. Nativi di Pandora, una luna del gigante gassoso Polifemo, pianeta che orbita intorno ad Alpha Centauri A, vivono in armonia con il proprio ambiente sapendo che tutto è interconnesso e parte di una coscienza unitaria.
Alberi e vegetazione di Pandora, formano un unico e vasto sistema elettrochimico tra neuroni che agiscono come root per formare un significativo cervello o Coscienza planetaria. Gli esseri dalla pelle blu, chiamati Na’vi, hanno i propri connettori che permettono loro di interfacciarsi con le piante e gli alberi di questa rete ‘Unity’.
Come detto, i Na’vi, vivono in armonia con il proprio ambiente fino a quando, però, non arrivano gli umani terrestri, con la loro avanzata tecnologia. Sono amministratori e soldati che rappresentano la società/azienda RDA, la quale vuole estrarre dal sottosuolo di Pandora un prezioso minerale chiamato Unobtainium.
L’atmosfera velenosa di Pandora, costringe gli essere umani ad indossare delle maschere respiratorie, inoltre, alcuni esseri umani sono in grado di mescolarsi con i Na’vi, con il fine di manipolarli, grazie a organismi geneticamente modificati detti Avatar. Un essere umano, un ex Marine di nome Jake Sully, accetta di far parte di questo sistema d’infiltrazione in quanto è geneticamente compatibile con l’Avatar fatto appositamente per il fratello morto.
Jake, però, s’innamora di una donna Na’vi ed, in generale, del loro stile di vita, amore che lo porta a combattere al loro fianco per aiutarli a difendersi dagli umani che, senza alcuna pietà, vogliono sterminarli per estrarre in pace, l’Unobtainium.
Non sapevo nulla del film o della trama quando sono arrivato al cinema, ma è diventato ben presto evidente che stavo guardando la storia della Terra e dell’umanità rapita dalla razza rettiliana di cui ho scritto in modo così esteso.
Mi chiedo se James Cameron abbia voluto esporre tutto questo.
Per vedere ciò di cui ho sopra scritto, è necessario invertire i ruoli. Gli indigeni blu simboleggiano gli umani sulla Terra eoni fa e gli esseri umani arrivati su Pandora alla ricerca dell’Unobtainium, sta a simboleggiare l’arrivo sulla Terra, sempre eoni fa, della razza rettile.
Reptilians compilation
Le antiche tavolette sumere, scoperte in quella che ora è chiamata Iraq, ci dicono che una razza non-umana, gli Anunnaki, è arrivata sulla Terra per estrarre l’oro dalle miniere situate in Africa. Inoltre, le tavolette, descrivono come gli esseri umani sono stati geneticamente progettati per essere i loro lavoratori/schiavi. Difatti in Africa, è stata trovata la prova dell’estrazione dell’oro svoltasi almeno 100.000 anni fa.
Oltre alle leggende Zulu, anche le antiche storie e miti da tutto il mondo supportano questo tema di una“Golden Age”, quando tutta la Terra era bellissima e lussureggiante e la gente viveva in armonia con il proprio ambiente.
Non c’era la fame o la povertà perché le persone vivevano degli abbondanti frutti della terra e delle foreste, in particolare le foreste, che coprivano gran parte del pianeta. Il tempo era stabile e non c’erano le stagioni in quanto la Terra girava su un asse diverso.
Inoltre, le leggende Zulu dicono che il pianeta, nell’atmosfera superiore, era circondato da un baldacchino di acqua che proteggeva le persone dai raggi duri del sole, infatti non c’erano i deserti e l’acqua era abbondante.
Poi, però, sono arrivati i Rettiliani e con loro hanno portato sulla Terra, la catastrofe geologica e biologica. Il baldacchino d’acqua è stato distrutto causando il drammatico cambiamento della rotazione terrestre sul proprio asse ed in relazione al Sole, dandoci le quattro stagioni. Questo viene simboleggiato nella Bibbia come i 40 giorni e le 40 notti di pioggia.
Così cambiò sia il clima della Terra, sia quella che era la vita umana. Si persero foreste su vasta scala ed i deserti cominciarono a formarsi. Le abbondanti fonti di cibo, in molti luoghi andarono distrutte e la vita divenne una lotta per la sopravvivenza.
I genetisti rettili crearono un nuovo essere umano che servisse i loro interessi ed è significativo che la capacità del cervello umano sia aumentata, senza interruzioni, fino a circa 200.000 anni fa, quando ad un tratto si fermò e cominciò a regredire. È in questo periodo che gli esseri umani sono diventati come quello attuale.
La storia comprende anche ibridi umano/rettiliano geneticamente creati per infiltrarsi nella società terrestre e con l’inganno, guidarla. Questi ibridi sono le famiglie elitarie che controllano la rete globale di società segrete, attraverso le quali controllano i governi, le banche, le imprese, i media, i militari, l’educazione e così via.
Cruciale per il controllo dell’essere umano è stato quello di sopprimere l’attività del lobo destro del cervello o, almeno, fermare la trasmissione di tale attività, di sensibilizzazione e di informazione sul lato sinistro attraverso il “ponte” noto come, corpo calloso.
I due emisferi vedono la realtà in modi fondamentalmente diversi. Il lato destro del cervello ci collega con ciò che è “là fuori”, cioè con l’infinito oltre i confini dei cinque sensi e dei regni della “luce visibile”, dove tutto è vissuto come “UNO”. I Na’vi rappresentano il lato destro aperto del cervello, il che significa che tutto è collegato a tutto il resto.
Questo perché l’emisfero sinistro del cervello domina il nostro senso della realtà e ci intrappola nella realtà dei cinque sensi. L’emisfero di sinistra crea la nostra realtà e la struttura del linguaggio, cioè ciò che del mondo, in generale, passa per “logico” e “fisico”. Le informazioni codificate in sequenza nella struttura energetica della nostra realtà, vengono codificate per darci l’illusione della morte e del tempo, mentre il cervello destro sa che il presente, è eterno.
L’emisfero sinistro è particolarmente sviluppato negli “accademici”, che sono passati attraverso i livelli “superiori” di questa macchina che è stata coraggiosamente chiamata “educazione”.
Il sistema politico ed economico globale, nel loro complesso vengono gestiti da abiti scuri intrappolati nella realtà dell’emisfero sinistro. Ecco perché viviamo in una società da cervello sinistro e la prospettiva di chi usa il cervello destro, viene ridicolizzata o condannata come “folle”. Gli invasori umani del film Avatar, personificano questa dominanza dell’emisfero sinistro.
Essi non hanno alcun apprezzamento o comprensione dell’armonia interconnessa e del rispetto reciproco tra iNa’vi, gli animali, gli alberi e le piante. Per loro è semplicemente incomprensibile. Gli esseri umani vivono nel “mondo reale” della fisica e della filosofia: vedo>voglio>prendo. In questo caso, prendendo l’Unobtainium.
Se questo significa la distruzione della casa e dello stile di vita delle persone che vivono sui depositi delle risorse che si desiderano, allora così sia. Ha importanza? Essi non sono altro che selvaggi primitivi e stiamo andando solo a distruggere una foresta.
Che importa? Invia i ragazzi lì!
La mentalità del cervello sinistro non ha alcuna empatia per gli altri, perché l’empatico si collega con le altre espressioni della vita, siano esse persone, alberi, piante o animali, e si mette nella loro situazione.
I prigionieri del cervello di sinistra non possono farlo in quanto decodificano tutto solo come “individuo” con“spazio” nel mezzo. Il cervello di destra, invece, sa che non c’è “gap”. È solo un unico campo di energia che ci unisce tutti.
È questo senso di connessione tra tutte le forme apparentemente “individuali”, che ci dà un senso di empatia, cioè il sistema di sicurezza per impedire che il comportamento e le azioni di alcuni causino sofferenza ad altri.
Senza empatia, va bene tutto. La manipolazione rettiliana istituita per staccarci dalla realtà dell’emisfero destro, serve:
per interrompere l’accesso ai più alti livelli di coscienza e di intelligenza
per sopprimere il nostro senso di empatia
Ciò si può vedere chiaramente con i soldati che, senza conseguenze emotive per se stessi riguardo la morte, la distruzione e la sofferenza che provocano, sguazzano tra bombe e missili in aree civili come quella della Striscia di Gaza.
Una volta che le persone vengono spogliate dell’empatia, diventano macchine robotiche senza sentimenti e compassione e la grande quantità di addestramento militare, serve proprio per fare questo. Lo stesso vale per quelli in abiti scuri che manipolano, dichiarano guerre e devastano le economie dei paesi in posti come l’Africa, solo per riempire le proprie tasche.
Gli umani di Avatar sono uguali, a parte i pochissimi che alla fine del film vengono convertiti. Nella mente di chi usa l’emisfero sinistro del cervello, è tutto molto semplice. L’emisfero sinistro del cervello, per usare una frase dello scrittore irlandese Oscar Wilde, conosce il prezzo di tutto e il valore di niente.
La manipolazione genetica ha trasformato gran parte dell’umanità in un terminale della mente alveare rettile. Come previsto, gli esseri umani sono diventati i propri oppressori, ma con il continuo risveglio della coscienza umana, i ranghi degli empatici stanno crescendo di giorno in giorno.
Quando dico “svegliare”, non intendo solo la coscienza dei cosiddetti complottisti. Infatti, il campo di ricerca cospirativo è, prevalentemente, un fenomeno dell’emisfero sinistro del cervello. Questa non è una critica, solo un’osservazione ed è piuttosto evidente quando la si guarda.
Quando si apre il corpo calloso e le informazioni passano al lato destro del cervello, la realtà cambia. Tu non sei la stessa persona che eri prima ti renderti conto dell’esistenza di una cospirazione globale. Sei completamente diverso dalla persona che eri prima. Il gioco è cambiato ed i valori e la prospettiva di sé e della vita, trasformati.
In Avatar, gli invasori esseri umani (i rettili) sono espulsi da Pandora in una grande battaglia di massa, ma si tratta di un film d’azione. Infatti, non abbiamo bisogno della violenza per renderci liberi. Dobbiamo aprire il lato destro del cervello e riconnetterci con il nostro vero sé e le sue infinite potenzialità. Tutto il resto verrà da solo.
I gestori non hanno lavorato duramente per chiudere la connessione, in quanto, è un semplice diversivo. Lo hanno fatto perché è assolutamente fondamentale per il mantenimento della loro capacità di controllo.
I rettiliani e le loro famiglie stanno disperatamente cercando di reprimere il risveglio globale, perché sanno che una volta che siamo d’accordo, il loro gioco è finito. Essi sono terrorizzati dal nostro possibile risveglio e dal successivo accesso al nostro fantastico potenziale.

mercoledì 6 gennaio 2016

UN GRUPPO DI ESPLORATORI HA TROVATO UNA PERDUTA ‘CITTÀ DEI GIGANTI’ IN ECUADOR?

Una squadra di esploratori e ricercatori crede di aver scoperto quello che sembra essere un antico complesso di piramidi in una zona remota della giungla amazzonica dell'Ecuador. Bruce Fenton, autore e ricercatore, ha divulgato i risultati delle analisi preliminari, secondo le quali il complesso potrebbe essere un'antica città perduta di Giganti


Nella primavera del 2012, un team di esploratori e ricercatori guidato da Bruce Fenton si è imbattuto in uno sconosciuto complesso megalitico situato in una zona notevolmente inaccessibile dell’Amazzonia ecuadoriana.
Dalle prime osservazioni, il team ha subito intravisto nelle misteriose rovine la familiare sagoma a forma di piramide. Il sito, infatti, presenta una struttura molto grande di tipo megalitico, con dimensioni della base pari a circa 80 metri per lato, con un altezza di circa 80 metri e con pareti molto inclinate.
La struttura è costituita da grandi blocchi di pietra tagliati in maniera irregolare, con un peso stimato di due tonnellate ciascuno. Le pareti dell’edificio risultano essere realizzate con l’utilizzo di centinaia di tali blocchi.
La parte superiore sembra essere una zona pianeggiante, forse una piattaforma utilizzata dai sacerdoti per le cerimonie sacre. Inoltre, nella zona circostante sono stati ritrovati moltissimi manufatti di pietra e di ceramica.
Molti di questi strumenti sembrano essere stati realizzati per l’estrazione e la raffinazione di un qualche tipo di minerale metallico. Lo stile degli edifici e degli oggetti trovati suggerisce che appartengano ad una ignota cultura pre-Inca.
Ciò che stupisce sono le dimensioni decisamente grandi degli utensili, difficilmente utilizzabili da esseri umani di dimensioni normali. Questo ha suscitato il sospetto nei ricercatori di trovarsi davanti ad una delle leggendarie città perdute dei giganti ben note nelle leggende locali ecuadoriane.
Le cronache del secolo scorso riportano la scoperta di numerose ‘ossa umane giganti’ rinvenute nelle grotte circostanti l’area e in altre parti dell’Ecuador.
Si tratta di un luogo che genera molta paura tra i membri delle odierne tribù della giungla, in quanto ritengono che sia protetto da ‘spiriti guardiani’, esseri che non sono di questo mondo.
I locali raccontano di molti esploratori avventuratisi nella giungla adiacente a questa zona senza fare più ritorno. Certamente si tratta di una zona molto pericolosa anche per gli esploratori più esperti, molti dei quali sono scomparsi mentre davano la caccia ad antiche città perdute o a fantomatici immensi tesori nascosti.
La squadra ha scoperto diverse grandi colline vicino alla struttura, tutte delle stesse dimensioni. È possibile che ciascuno di questi promontori sia una piramide ancora da identificare. Se l’ipotesi venisse confermata, il sito si configurerebbe come una ‘città’ di piramidi, con dimensioni molto più significative della singola struttura.
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Durante le indagini, una porzione di suolo è stato rimosso dal lato della grande collina, rivelando ciò che sembrano enormi blocchi di pietra tagliati con precisione.
La superficie è alquanto levigata, tuttavia con i segni dell’erosione provocata dagli agenti atmosferici e dal terreno che li ricopre. Questo fa supporre che se le strutture sono state realizzate artificialmente, devono essere anche molto antiche, molti più antiche di altre strutture note in Ecuador.
Sebbene ad occhi poco allenati la parere della struttura possa sembrare altamente caotica e posizionate a caso, la collocazione delle rocce è molto simile alla configurazione registrata in altri siti antichi mesoamericani, come ad esempio nel forte di Sacsayhuamán, una struttura tradizionalmente attribuita agli Inca, ma che per loro stessa ammissione fu realizzato da una popolo antico che aveva la capacità di ammorbidire le rocce.
Tuttavia, a differenza del sito peruviano, nel quale non è stato utilizzato nessun tipo di malta, tra le rocce ecuadoriane sembra esserci un materiale legante tipo cemento, anche se alcuni hanno ipotizzato che possa essere un qualche tipo di sostanza vetrificata, come se le pietre fossero state sciolte in quel punto perché si incollassero. Esempi del genere sono stati riscontrati in altri siti dell’America Latina.
La scoperta di questo complesso, se verrà confermata la sua origine artificiale, potrebbe essere l’ennesima prova tangibile del fatto che il nostro pianeta, in un tempo remoto, abbia ospitato una razza di esseri giganti. Nel video caricato sulsito di Fenton è possibile vedere le suggestive immagini del ritrovamento nella giungla amazzonica dell’Ecuador. Fenton è convinto che la struttura sia stata realizzata da uomini del passato. Resta da vedere quanto sia grande la zona interessata dalle strutture. La deduzione che fa il ricercatore è che possano esistere altri complessi ‘urbani’ della stessa civiltà sepolti nella giungla. Tuttavia sono necessarie ulteriori indagini per stabilire i fatti.
Un team internazionale di esperti si sta già attivando per una nuova spedizione sul sito, al fine di realizzare una mappa precisa delle strutture e per realizzare un documentario per divulgare le caratteristiche sorprendenti di questo intrigante ritrovamento. Anche il governo ecuadoriano pare si stia attrezzando per organizzare delle indagini approfondite. Il sospetto è che il sito possa essere l’ultima testimonianza di un contatto dei nostri antenati con gli Antichi Astronauti.

domenica 3 gennaio 2016

CHI HA REALIZZATO IL GRANDE TUMULO DEL SERPENTE E PERCHÈ? DIBATTITO SULLA SUA DATAZIONE

Il 'Grande Tumulo del Serpente' è forse l'icona più riconoscibile degli antichi nativi americani. Eppure, ancora oggi, la sua datazione è tema aspramente dibattuto tra gli esperti. La datazione al radio carbonio sembra indicare che il tumulo sia stato realizzato dalla cultura Fort intorno al 1120 d.C. Ma uno studio presentato il mese scorso suggerisce che potrebbe essere un tumulo della cultura Adena, facendolo risalire al 1000 a.C.

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Il Grande Tumulo del Serpente(The Great Serpent Mound) è un grosso geoglifo preistorico situato sull’altopiano del cratere Brush Creek, nella contea di Adams, Ohio. Con i suoi 420 metri di lunghezza, il terrapieno rappresenta la più grande effigie di un serpente incisa sul suolo del nostro pianeta.
La figura segue la curvatura del terreno su cui poggia, con la testa collocata in prossimità di una scogliera nei pressi di un torrente e apparentemente con la bocca aperta, mentre si avventa sopra una figura ovale, che secondo gli studiosi potrebbe rappresentare un uovo, il sole, il corpo di una rana, o semplicemente il residuo di un’antica piattaforma.
Sebbene siano presenti tumuli sepolcrali simili sia in Scozia che nell’Ontario, quello dell’Ohio presenta delle caratteristiche che sono ancora oggetto di speculazione da parte degli studiosi. Il Serpent Mound, per esempio, non contiene resti umani, quindi non è stato costruito per scopi funerari.
La cultura Cherokee associa il tumulo alla leggenda dell’Uktena, un grande serpente con poteri soprannaturali. I ricercatori hanno ipotizzato che forse gli antichi nativi creavano grandi santuari totemici fornite di piattaforme di terra e di pietra. Le altre piattaforme realizzate potrebbero essere andate distrutte nel corso di guerre o dell’avvicendamento delle varie culture, con il risultato che il Grande Tumulo del Serpente è l’unico superstite. Ma si tratta solo di speculazioni.
Nel 1987 Clark e Marjorie Hardman pubblicarono uno studio che dimostrava che l’area ovale davanti alla testa del serpente è allineata al solstizio d’estate. Successivamente, William F. Romain ha suggerito una serie di allineamenti lunari sulla base delle curve del corpo del serpente. Fletcher e Cameron hanno sostenuto in maniera convincente che le spirali del serpente sono allineate ai solstizi e agli equinozi annuali.

La datazione del sito e i suoi costruttori

La datazione della progettazione, della costruzione originaria e l’identità dei costruttori della effigie sono le tre grandi questioni ancora dibattute nell’ambito delle scienze sociali, dell’etnologia, dell’archeologia e dell’antropologia. I ricercatori hanno attribuito la costruzione del tumulo a tre diverse culture indigene preistoriche.
Quando il terrapieno fu portato alla luce da Frederic Ward Putnam alla fine del 1800, nei pressi del sito furono trovati diversi artefatti appartenuti a quella che i ricercatori identificano come cultura Adena, una popolazione americana vissuta tra il 1000 a.C. E il 100 d.C. Per tale motivo, sin dall’inizio si è attribuito il Serpent Mound alla cultura di Adena.
Ma Putnam nei pressi del sito trovò anche tracce di un grande villaggio appartenuto alla più recente cultura Fort, costruito sulle rovine di un precedente villaggio Adena. Alcuni pensarono che il terrapieno dovesse essere appartenere alla cultura Fort, spostando la datazione in un arco di tempo compreso tra il 1000 d.C. E il 1750 d.C. A conferma di tale ipotesi, negli anni ’90 furono eseguiti i test al radiocarbonio su alcuni frammenti di carbone di legno trovati sul sito, che confermarono la datazione.
Recentemente, però, la datazione è stata nuovamente messa in discussione. L’anno scorso, William Romain e un team di scienziati provenienti da varie università si sono recati al Serpent Mound per condurre una ricerca finalizzata ad ottenere una datazione più precisa per la costruzione del tumulo. La datazione al radiocarbonio eseguita su alcune tracce di carbone rilevati nel carotaggio del terreno ha restituito date comprese tra il 400 a.C. E l’80 a.C., rivalutando l’ipotesi della cultura Adena.
Ma c’è chi si spinge decisamente oltre. Secondo alcuni ricercatori, infatti, il tumulo potrebbe anche essere stato progettato in allinea con il modello astronomico delle stelle che compongono la costellazione del Dragone, allineandosi esattamente nel suo centro geografico alla posizione di quella che in antichità figurava come Stella Polare, Thuban (α Draconis).
Sulla base di questa misurazione, tenendo presente la processione degli equinozi, quando Thuban occupava la posizione di Stella Polare, sarebbe possibile datare il Grande Tumulo del Serpente a circa 5 mila anni fa, decisamente prima della comparsa della cultura di Adena.

Struttura da Criptoesplosione

Un ultima, e quanto mai intrigante particolarità del Serpent Mound, è stata la scoperta avvenuta nel 2003 da parte dei geologi dell’Ohio e dell’Università di Glasgow (Scozia), i quai hanno scoperto che il terrapieno sorge su un altopiano caratterizzato da una struttura a criptoesplosione.
Come spiega Bevan M. French nel libro Traces of Catastrophe (2008), il termine criptoesplosione (o struttura criptovulcanica) significa un’esplosione di causa sconosciuta. Il termine è oggi in disuso e considerato obsoleto. Un tempo era comunemente utilizzato per descrivere questi siti in cui non vi era evidenza geologica di un’esplosione di grandi dimensioni all’interno della crosta terrestre.
Questi siti sono di solito di forma circolare con segni di deformazione della roccia, decisamente in contrasto con la regione circostante, spesso mostrando prove che il materiale roccioso era stato sollevato o ‘soffiato’ verso l’esterno. Si riteneva che una qualche forma insolita di vulcanismo, o di esplosione di gas provenienti dall’interno della crosta terrestre, ne fosse la causa.
L’uso del termine è caduto in disuso con la nascita della scienza che permette il riconoscimento dei crateri da impatto nel tardo 20° secolo. La maggior parte delle strutture descritte come criptoesplosioni si sono rivelate prodotte dall’impatto con corpi celesti tipo meteoriti e comete.
Lo studio del 2003 è stato eseguito studiano i carotaggi prelevati presso il sito del Serpent Mound nel 1970. Le analisi dei campioni indicarono che l’area è stata interessata da un impatto meteoritico avvenuto nel Permiano, circa 286 milioni di anni fa. Si tratta di uno dei pochi siti conosciuti in Nord America interessati da fenomeni simili.
Alcuni studiosi si chiedono se i costruttori del Grande Tumulo del Serpente abbiano costruito volutamente il terrapieno in questa zona, individuandone caratteristiche uniche forse ritenute sacre, mentre altri pensano che si tratti sono di una coincidenza, dato che nessun segnale esterno avrebbe potuto segnalare agli antichi nativi una particolarità geologica così inusuale.

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