lunedì 4 agosto 2014

I GIGANTI

La loro esistenza in tempi antichi, sembra confermata da ritrovamenti ossei e da scritture sacre, riconducibili alle più svariate religioni, ma soprattutto quelle cristiane ed ebree. Sono stati forse loro, gli autori delle costruzioni megalitiche che vannoda Sacsahuaman in Perù alle splendide Piramidi sul Plateau di Giza?

Nel 1925 a Glozel (vicino a Vichy - Allier, Francia) Emile Frendin sprofondò nel suo campo dove stava lavorando, e trovò "Il campo dei morti": 3000 oggetti incisi, vasellame, utensili, gioielli, manufatti in osso e legno del 17~15.000 a.C. - quando non dovrebbero esistere nè scrittura (il primo sistema di scrittura documentato è quello sumero-accadico, IV millennio a.C.), nè la ceramica (la cui lavorazione oltretutto mostra un senso artistico assai sviluppato ed eccezionalmente raffinato, coordinato con notevole intuito simbolico - ad es., le statue coi volti senza bocca che hanno portato alla denominazione di "civiltà del silenzio"). Sorprendono inoltre le dimensioni delle ossa umane rinvenute (cranii grandi il doppio), delle impronte, e dei monili (ad es. bracciali) su misura per arti giganteschi. Nel 1577 a Willisau, nel cantone di Lucerna, venne alla luce uno scheletro dalle ossa enormi. Le autorità della zona si affrettarono a convocare una commissione di esperti capeggiata dal anatomista elvetico Plater, di Basilea. Gli studiosi rimasero perplessi, ma dinanzi al parere del grande specialista chinarono il capo. Plater dichiarò che si trattava senza ombra di dubbio di resti umani, nonostante la loro mole fosse alquanto insolita. Lo scheletro era incompleto ma l'anatomista lo ricostruì sulla creta: ne risultò il disegno di un titano alto 5,80 metri! Fu battezzato "il gigante di Lucerna" e le sue ossa furono orgogliosamente esposte in una sala del municipio. Recentemente scheletri di 2,8-3,1 metri sono stati rinvenuti da antropologi sovietici nella regione caucasica.

Ne parlano in maniera chiara sia la Bibbia, IGenesi 6,1-4)… 1Quando gli uomini cominciarono a moltiplicarsi sulla terra e nacquero loro figlie, 2i figli di Dio videro che le figlie degli uomini erano belle e ne presero per mogli quante ne vollero. 3Allora il Signore disse: "Il mio spirito non resterà sempre nell'uomo, perché egli è carne e la sua vita sarà di centoventi anni".
4C'erano sulla terra i giganti a quei tempi - e anche dopo - quando i figli di Dio si univano alle figlie degli uomini e queste partorivano loro dei figli: sono questi gli eroi dell'antichità,
      








(libro dei Numeri 13, 21-29;32-33)….Quelli dunque salirono ed esplorarono il paese dal deserto di Sin, fino a Recob, in direzione di Amat. Salirono attraverso il Negheb e andarono fino a Ebron, dove erano Achiman, Sesai e Talmai, figli di Anak. Ora Ebron era stata edificata sette anni prima di Tanis in Egitto. Giunsero fino alla valle di Escol, dove tagliarono un tralcio con un grappolo d'uva, che portarono in due con una stanga, e presero anche melagrane e fichi.
Quel luogo fu chiamato valle di Escol a causa del grappolo d'uva che gli Israeliti vi tagliarono.
Alla fine di quaranta giorni tornarono dall'esplorazione del paese e andarono a trovare Mosè e Aronne e tutta la comunità degli Israeliti nel deserto di Paran, a Kades; riferirono ogni cosa a loro e a tutta la comunità e mostrarono loro i frutti del paese. Raccontarono: "Noi siamo arrivati nel paese dove tu ci avevi mandato ed è davvero un paese dove scorre latte e miele; ecco i suoi frutti. Ma il popolo che abita il paese è potente, le città sono fortificate e immense e vi abbiamo anche visto i figli di Anak  Ma gli uomini che vi erano andati con lui dissero: "Noi non saremo capaci di andare contro questo popolo, perché è più forte di noi". Screditarono presso gli Israeliti il paese che avevano esplorato, dicendo: "Il paese che abbiamo attraversato per esplorarlo è un paese che divora i suoi abitanti; tutta la gente che vi abbiamo notata è gente di alta statura; vi abbiamo visto i giganti, figli di Anak, 
 della razza dei giganti, di fronte ai quali ci sembrava di essere come locuste e così dovevamo sembrare a loro. Raccontarono: "Noi siamo arrivati nel paese dove tu ci avevi mandato ed è davvero un paese dove scorre latte e miele; ecco i suoi frutti. Ma il popolo che abita il paese è potente, le città sono fortificate e immense e vi abbiamo anche visto i figli di Anak  Ma gli uomini che vi erano andati con lui dissero: "Noi non saremo capaci di andare contro questo popolo, perché è più forte di noi". Screditarono presso gli Israeliti il paese che avevano esplorato, dicendo: "Il paese che abbiamo attraversato per esplorarlo è un paese che divora i suoi abitanti; tutta la gente che vi abbiamo notata è gente di alta statura; vi abbiamo visto i giganti, figli di Anak, della razza dei giganti, di fronte ai quali ci sembrava di essere come locuste e così dovevamo sembrare a loro…(la caverna del tesoro 15 )..Ora sul monte rimanevano i soli Metusala e Noè, poiché tutti gli altri figli di Seth erano discesi dai confini del Paradiso verso la pianura tra i figli di Caino. E qui si unirono i figli di Seth, gli uomini con le figlie di Caino. Esse concepirono e partorirono degli uomini giganteschi, una stirpe di giganti alti come torri…(libro dei giubilei 5 “nozze degli angeli con le figlie degli uomini ; annuncio del diluvio”.

..E, quando i figli degli uomini incominciarono a moltiplicarsi sulla terra, e furono loro generate delle figlie, avvenne che gli angeli di Dio le videro, in un anno di questo giubileo,(e si accorsero) che erano belle a verdersi. E se ne scelsero alcune tra le loro mogli e queste generarono loro dei figli, e costoro furono i giganti. ..(libro etiopico di Enoc.7 ) Costoro (Angeli) e tutti gli altri con essi si presero moglie ciascuno di loro se ne scelse una cominciarono frequentarle, e a contaminarsi con esse, le ammaestrarono nelle arti magiche, nelle formule di scongiuro, nel taglio  di piante e radici e rivelarono le piante dotate di proprietà medicinali. Ma esse rimasero incinte e generarono giganti alti 3000 cubiti che consumarono il prodotto degli uomini. Ma quando gli uomini non poterono più rifornirli di nulla, i giganti si rivoltarono contro di loro e li divorarono…. ; che il Mahabharata, sia i testi sacri thailandesi che quelli di Sri Lanka, sia le storie egizie che quelle irlandesi e basche. Anche in America le tradizioni relative ai titani non mancano. . Per esempio ne da' notizia il "Manoscritto messicano di Pedro de los Rios", in cui si legge: "Prima del diluvio che si verificò 4008 anni dopo la creazione del mondo, la Terra di Anahuac era abitata dagli Tzocuillixeco, esseri giganteschi...". Sappiamo inoltre che gli spagnoli di Hernan Cortes sbarcarono in America e appresero dai saggi indigeni di come "un tempo esistessero uomini e donne di statura molto alta...".Gli furono mostrate ossa gigantesche fra cui "un femore alto come un uomo di normale statura" che Cortes spedì al suo re. 
Le leggende sui giganti abbondano attorno al Lago Titicaca e molte di esse affermano che essi si trasferirono al sud. I loro discendenti dovettero popolare fino a qualche secolo fa la Patagonia, e il suo scopritore, Magellano, li incontrò più volte. E' scritto dell'incontro con uomini "così alti che le teste dei membri dell'equipaggio arrivavano a malapena alla loro cintola e la loro voce era quella di un toro...". Né manca Erodoto (storie 1-68) il quale parla di un fabbro che..."Volevo fare un pozzo in questo cortile, scavai e m'imbattei in una bara di sette braccia (un braccio equivale a circa 44 centimetri). L'aprii e...io non credevo che fossero mai esistiti uomini di maggiori dimensioni di quelli di oggi, ma vidi che il morto era di lunghezza pari alla bara (oltre 3,10 metri); lo misurai e lo riseppellii". 
Fotografato in Egitto nel 1988 questo dito mummificato è lungo 38, cm la foto è di Gregory Spoerri, divulgata nel marzo del 2012.

Nell'immagine una radiografia  e un certificato attestante l'autenticità del reperto.



FONTE:


sabato 2 agosto 2014

TILACINIO, O CHUPACAPRAS? OVVERO LA TIGRE DELLA TASMANIA.

di O. Felace

Il Tilacino

Il Thylacinus cynocephalus,detto anche Tilacino o tigre della Tasmania, era un carnivoro marsupiale diffuso in Australia fino a un migliaio di anni fa, (quando l'introduzione del Dingo da parte dell'uomo ne provocò l'estinzione) e in Tasmania fino a circa il 1930, anno in cui la spietata caccia da parte degli allevatori locali unita all'avidità dei giardini zoologici americani ne provocò la completa estinzione. L'ultimo avvistamento di un Tilacino in libertà risale al 1932, mentre l'ultimo esemplare in cattività , Benjamin, morì nello Zoo di Hobart (capitale dellaTasmania) il 6 Settembre 1936. Nonostante il mondo scientifico dia per certa la sua estinzione, vi sono stati alcuni avvistamenti di questo animale in tempi recenti.

Questa Foto di un tilacino mostra la sua grande apertura mandibolaIl Tilacino era un grande carnivoro marsupiale, assomigliava ad un grosso cane a pelo corto con una coda simile a quella di un canguro e strisce nere sul dorso; era lungo dai 110 ai 120 centimetri, ma alcuni fossili riportano una lunghezza di più di due metri. Una delle peculiarità dell'animale era l'apertura mandibolare incredibilmente ampia, inoltre, aveva una sacca marsupiale che si apriva posteriormente. Nel tardo Pleistocene era già diffuso in tutta l'Australia, questa situazione venne sconvolta dall'introduzione, da parte dell'uomo, di un cane rinselvatichito, il Dingo. Nel 1977 vi fu un possibile avvistamento di un gruppo di 8 esemplari, compresa una madre con cuccioli, nel territorio Victoria. La notizia riaccese il dibattito sulla sopravvivenza di questa straordinaria creatura.
Nel 1999 uno scienziato britannico recuperò del DNA di tilacino prelevandolo da un'esemplare conservato in alcool etilico dal 1866. La qualità del materiale genetico era abbastanza alta, per cui, lo scienziato, decise di clonare il DNA del marsupiale estinto per tentare di ripristinare la specie. L'esperimento riuscì, ma l'esemplare clonato presentava gravi malformazioni che non ne hanno consentito la sopravvivenza per più di qualche secondo.
Ma, personalmente ho il sospetto che i tentativi di clonazione siano andati avanti e che qualche esemplare, sia pur deforme, sia sfuggito. questo spiegherebbe il ritrovamento di Phylis Canion, nutrizionista Texana, che non solo ne ha cacciato uno, ma lo ha addirittura imbalsamato. questo animale sarebbe il responsabile di parecchie morti di animali nella sua fattoria e negli allevamenti vicini, le cui carcasse presentavano strane mutilazioni.
"Non era come un animale che avessi mai visto. Pesava circa 40 chili e aveva grandi occhi azzurri, un muso con un morso profondo e una pelle come quella di un elefante." racconta la donna.Certo è, che la somiglianza con il Tilacinio è piuttosto marcata e non sapendo praticamente nulla su questo animale è possibile che le sue abitidini alimentari abbiano creato il mito del chupacabras.
Thylacinus cynocephalus

In testa all'articolo e qui sopra,il Tilacinio o tigre della tasmania.
Sotto,  le foto della creatura trovata da Phylis Canion, il presunto chupacapras.







L'unico video di un tilacino fu realizzato nello zoo di Hobart poco prima che l'ultimo esemplare morisse. 

Inghilterra: Crop Circle compare nei campi di Green Street, vicino Avebury (Wiltshire)

Inghilterra: Crop Circle compare nei campi di Green Street, vicino Avebury (Wiltshire)
Un bellissimo pittogramma ha fatto la sua comparsa il 29 Luglio 2014, nei campi di frumento a Green Street, vicino Avebury nel Wiltshire. Le immagini che vi presentiamo mostrano un crop circle simile ad un altro comparso nel 1995 a Cheesefoot Head (Winchester-Hampshire).
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Image The Crop Circle Connector Copyright 2014
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Image The Crop Circle Connector Copyright 2014
Secondo il ricercatore Trevor J. Ward, la formazione rappresenta un modello di ciclo d’onda della fase della luna, che parte dalla falce di luna nella notte in cui è comparsa la formazione (29 Luglio 2014) alla luna piena che si manfesterà tre giorni dopo (rappresentata dal numero di cerchi interni ).
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Il cerchio centrale e la mezzaluna nel suo interno confermano, secondo Trevor, questa teoria.  Secondo altro ricercatore, questo crop circle rappresenta un fenomeno che stiamo per assistere. Osserveremo in modo  sorprendente, un fenomeno di onda elettro-magnetica, con la frequenza di 6,5 Hz, (in onda theta).  Si crede che questo fenomeno si manifesterà presto e fuori nello spazio.
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Image The Crop Circle Connector Copyright 2014
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Image The Crop Circle Connector Copyright 2014
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l’immagine ravvicinata, mostra alcuni steli delle spighe piegati ma non spezzati


FONTE:

venerdì 1 agosto 2014

LA DAMA DEL MALI: LA GIGANTESCA SCULTURA IN GUINEA

La “Dama del Mali” è una gigantesca scultura femminile alta 150 metri che domina la vetta inaccessibile di un monte in Guinea, alto tra l’altro ben 1500 m scoperta dal geologo Angelo Pitoni.

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La “Dama del Mali” si presenta come l’inequivocabile gigantesca effigie di una figura femminile con in testa una specie di corona, scolpita su un’enorme parete di granito che in tempi antichissimi potrebbe essere stata una costa rocciosa di un lago o di un mare, considerando anche il fatto che essa è rivolta verso l’Atlantico.
I tratti somatici della figura femminile sono decisamente indoeuropei, ed in particolare colpisce l’espressione regale ed imponente, che ben si accosta con la specie di corona sulla testa e con il vestito simile ad una tunica regale.
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È inoltre d’obbligo sottolineare la perfetta modellazione della testa e del dorso, nonché il loro pressoché ottimo stato di conservazione. Questa scultura fu già scoperta da alcuni studiosi, che incredibilmente la ritennero l’effetto di una erosione eolica, e questo è sicuramente il mistero più grande dato che anche un bambino capirebbe che si tratta di una raffinata scultura umana, senza contare che analisi hanno dimostrano l’inesistenza di fattori perché si verifichi una erosione eolica, e senza contare che la scultura è stata studiata anche dal dottor Moussa Courouma, archeologo e direttore del Museo Nazionale della Guinea.
La “Dama del Mali” si trova su una parete di roccia alta ed uniforme sopra un baratro vertiginoso ed è meglio conservata sul lato ovest poiché esso è più protetto dalle intemperie rispetto al lato est.
La testa è alta circa 25 metri, mentre l’intera scultura è alta circa 150 metri, e sotto di essa la roccia continua a picco per altri 200 metri, tenendo presente che l’intero monte su cui è posta è alto 1500 metri. Il volto guarda verso sud-sud est, rivolto però leggermente in basso verso la grande valle circostante, e stranamente l’intera scultura è di colore diverso dalla formazione geologica di cui fa parte.
La roccia sulla quale è scolpita la “Dama del Mali” è un’emersione di granito con una faglia intermedia che la divide in due con un bradisismo che spinge verso l’alto la parete dove è la scultura e spinge verso il basso la parte opposta. L’effetto di scorrimento causato dal bradisismo è di qualche centinaia di metri, per cui la parte di roccia che contiene la “Dama del Mali” risulta molto più in alto del resto del monte. Di conseguenza l’opera fu scolpita prima dell’inizio del bradisismo e quindi molto più in basso della posizione attuale.
In breve, Pitoni ha dichiarato che, in base ad analisi sul tipo di bradisismo, l’età minima della scultura è di 20.000 anni.
A causa del sua aspetto regale e di quella che sembra una corona, tale scultura sembra rappresentare una regina non identificabile poiché non riconducibile a nessuna nozione posseduta dall’uomo moderno, dato che teoricamente quando fu scolpita la “Dama del Mali” non esistevano ufficialmente civiltà tanto progredite da poter compiere un opera simile, per non parlare poi della Skystone che nemmeno oggi si riesce a capire come l’abbiano prodotta.
Analizzando la struttura geografica in cui è posta, si ha l’idea che tale scultura sia stata realizzata in epoche remotissime quando delle acque arrivavano nei pressi del monte dove vi è la “Dama del Mali”, dato che sembra essere scolpita appositamente su una specie di scogliera affinché guardasse verso una distesa d’acqua, probabilmente l’oceano o un grande lago.
Inoltre la “Dama del Mali” sembra essere logicamente collegata alla “Skystone”, tracciano così i confini di una antica civiltà avanzata che si estendeva dalla Sierra Leone alla Guinea (ma forse anche nel Mali), risalente ad un periodo che va dai 12.500 ai 35.000 anni fa. Ciò è in realtà molto possibile, dato che ci sono reperti archeologici tangibili dell’esistenza di civiltà avanzate in quell’epoca in tutto il mondo, come dimostrano la molte strutture sommerse al largo della costa di Cuba e l’enorme struttura sommersa a Yonagumi (Giappone), entrambe frutto di civiltà avanzate sviluppatesi nell’ultima era glaciale, che va appunto dai 12.500 ai 35.000 anni fa.
A questo punto è evidente l’esistenza anche in quelle zone dell’Africa di un’antichissima civiltà evoluta oramai dimenticata, forse proprio Atlantide, di cui ci rimangono ampie tracce concrete, come i resti di materiali artificiali e la gigantesca scultura scoperti da Angelo Pitoni. Di conseguenza è ovvio che una tale civiltà abbia lasciato anche altre tracce consistenti nella vasta zona in cui sembra che si sia sviluppata, ma non ci si deve stupire che non sono siano state ancora trovate, dato che la ricerca archeologica in questa zona continua ad essere nulla, se si escludono i pochi tentativi del coraggioso esploratore Angelo Pitoni.
Angelo Pitoni è purtroppo morto, pertanto spetterà ad altri svelare i misteri delle sue scoperte. Se si vuole essere scettici, si può obiettare che alla fine rimane da chiarire se la Dama del Mali sia davvero una struttura di origine artificiale o sia un incredibile scherzo della natura, ma davanti alla Skystone sembra cadere anche lo scetticismo più duro.

IPOTESI BARBIERO: ATLANTIDE POTREBBE ESSERE SEPOLTA SOTTO I GHIACCI DELL’ANTARTIDE

Quella di Atlantide è la civiltà perduta per eccellenza, la “madre” di tutte le civiltà secondo alcuni, ed è considerata fin dai tempi antichi uno dei più impenetrabili misteri dell’archeologia e da molti secoli vede impegnate generazioni di studiosi nel vano tentativo di dare una risposta credibile alla problematica della sua ubicazione.

atlantide polo sud
Purtroppo, nonostante le tante ipotesi avanzate sul misterioso continente perduto, finora non è ancora stato trovato nulla che possa confermarne la passata esistenza. Né sconosciuti resti archeologici sommersi, né continenti sprofondati.
Non potrebbe essere allora, si sono chiesti alcuni, che Atlantide non sia finita sotto il mare, e che non possiamo vederla perché è nascosta da qualcos’altro?
La pensa così chi ritiene che in realtà l’Antartide fosse un tempo priva di ghiacci e proprio qui si trovasse l’antica civiltà perduta.
Tutto iniziò a metà degli anni ’50 con l’osservazione di uno studioso di mappe antiche, il capitano statunitense Arlington H. Mallery, che esaminandone una scoperta alcuni anni prima in Turchia ebbe un’illuminazione. La carta, realizzata nel 1513 dall’ammiraglio turco Piri Ibn Haci Mehmet, meglio noto come Piri Re’is (“l’ammiraglio Piri”), fu disegnata su una pelle di gazzella colorata ad acquarello e perduta per oltre 400 anni.
Nel 1929, durante la trasformazione del vecchio Palazzo Imperiale di Istanbul nel museo archeologico Topkapi, la mappa ricomparve e destò sorpresa perché collocava l’America Meridionale nella corretta posizione longitudinale in rapporto all’Africa: un fatto insolito per le mappe del ’500.
Ciò che colpì Mallery, però, fu qualcos’altro. Egli si convinse che il lembo di terra raffigurato all’estremo sud della mappa rappresentasse la costa dell’Antartide libera dal ghiaccio. Ma a far diventare esplosiva questa ipotesi furono le successive osservazioni dello studioso Charles H. Hapgood, secondo il quale la precisione della longitudine sulla mappa di Piri Re’is non si poteva spiegare sulla base della scienza cinquecentesca.
In particolare esisteva, a suo dire, «una concordanza sorprendente con il profilo sismico della Terra della Regina Maud nell’Antartide» rilevato solo nel 1954 attraverso sondaggi sismici. Ne conseguiva che la mappa si doveva basare su carte più antiche realizzate da viaggiatori di una civiltà sconosciuta, ma progredita, esistita prima dell’Era glaciale.
Chi ipotizzò che questa civiltà sconosciuta fosse Atlantide non furono scrittori come i coniugi Rand e Rose Flem-Ath o Graham Hancock, che negli anni ’90 dedicarono a quest’idea libri molto venduti, bensì un ingegnere italiano, Flavio Barbiero, che per primo ne parlò nel 1974 nel libro Una civiltà sotto ghiaccio.

L’ipotesi di Flavio Barbiero

La teoria di Barbiero prende avvio dall’ipotesi che circa 12.000 anni fa la Terra fosse inclinata diversamente da com’è oggi. Ruotava perpendicolare sul piano dell’eclittica per cui le stagioni coincidevano stabilmente con le fasce climatiche.
Alaska e Siberia, così come l’Antartide, erano prive di ghiacci, a differenza di Europa e America nord-occidentale ricoperte dai ghiacci eterni. Nell’Antartide, in particolare, fioriva una civiltà marinara molto evoluta, dove era stata inventata l’agricoltura, la metallurgia e dove fiorivano architettura, tecnologia, arte e scienza di alto livello mentre nel resto del mondo l’uomo era all’Età della pietra.
Circa 13 mila anni fa, dopo 2 mila anni di progressi, questa civiltà chiamataAtlantide subì una devastante catastrofe che la annientò quasi interamente. Una cometa o un asteroide, del diametro di una decina di chilometri, colpì la Terra nei pressi della Florida provocando una serie di trasformazioni globali istantanee.
L’asse di rotazione della Terra cambiò, i poli cioè si spostarono di colpo di migliaia di chilometri, assumendo la posizione attuale. L’impatto sollevò una nube di polveri tale da innescare piogge torrenziali, con il conseguente abbassamento delle temperature e l’avvio della Grande glaciazione.
Il raffreddamento fu così veloce da cogliere di sorpresa i grandi mammut che pascolavano per la Siberia, come dimostrerebbe il fatto che nello stomaco di un esemplare ritrovato c’erano ancora i resti dell’ultimo pasto di erbe tipiche delle zone temperate: si era congelato senza avere avuto il tempo di decomporsi. Ma l’effetto più devastante fu l’onda ciclopica provocata dall’impatto del bolide: un’onda che avrebbe travolto tutte le terre, compresa Atlantide-Antartide.
Solo grazie alle sue flotte di imponenti navi, parte della popolazione riuscì a mettersi in salvo e a raggiungere l’America, l’Africa e l’Asia. Sull’isola madre, intanto, prese a nevicare per settimane e forse mesi, finché una coltre gelata, spessa decine di metri, seppellì definitivamente Atlantide. I superstiti, sparpagliati per il mondo, iniziarono a interagire con gli uomini paleolitici, insegnando loro a coltivare i campi e dando una forte accelerazione allo sviluppo della civiltà, originando l’Età neolitica.

Indizi a sostegno della teoria

La teoria è molto suggestiva, ma ci si chiede: quali sono le prove? Innanzitutto, risponde Barbiero, la scomparsa improvvisa di decine di specie animali che 13 mila anni fa popolavano l’emisfero settentrionale: mastodonti, mammut, rinoceronti lanosi, renne, bisonti antichi, cavalli, cammelli, tigri dai denti a sciabola e così via.
In secondo luogo, le importanti somiglianze tra i racconti dei popoli di tutto il mondo, dalla Bibbia alla Mesopotamia, dal mito dell’isola di Mu nel Nord America a quello di Lemuria) dove c’è sempre un diluvio che travolge il mondo e poi qualcuno che viene dal mare e insegna a coltivare la terra.
Tali leggende sarebbero la prova che il ricordo dei fenomeni seguiti al cambiamento di asse della Terra è rimasto profondamente radicato nella memoria dei popoli. Altre leggende diffuse potrebbero svelare che il corpo celeste che colpì la Terra fu probabilmente una cometa. Basta pensare a quell’antica superstizione secondo cui le comete sarebbero messaggere o portatrici di gravi calamità.
Atlantide deve corrispondere all’Antartide perché, dice Barbiero, «in nessun altro posto sono stati trovati resti archeologici. Una civiltà del genere, in Europa per esempio, li avrebbe lasciati per forza». Inoltre è l’unica che rispecchi la descrizione che ne dà Platone: un’isola avente una superficie di milioni di km quadrati, circondata da un oceano a sua volta circondato da una fascia continua di continenti, ricca di metalli e favorita (prima del diluvio) da un clima mite.
A ulteriore riprova di ciò Barbiero sostiene che «tutti i planisferi anteriori alla scoperta dell’America, sono in realtà carte manipolate dell’Antartide: tutti i popoli antichi concepivano il mondo come una grande isola pressoché circolare, circondata dall’oceano, e questo a sua volta da terre irraggiungibili e misteriose».
Osservando per esempio il planisfero tratto dalle Grandes Chroniques de Saint-Denis (1364-1372) Barbiero vi riconosce «il mare di Ross in alto a destra, la baia di Mackenzie a sinistra e il mare di Weddell in basso» oltre alla «fitta rete di canali analoga a quella descritta da Platone». Per non parlare della carta di Piri Re’is che riprodurrebbe il profilo dell’Antartide scoperta dai ghiacci. Secondo Barbiero, tutte queste mappe medievali derivano da carte più antiche, provenienti magari dalla biblioteca di Alessandria prima che fosse distrutta.
Barbiero riconosce che tutti questi, al massimo, possono essere considerati indizi, e solo il ritrovamento di tracce archeologiche di Atlantide potrebbe trasformarli in prove. «Basterebbe trovare anche un solo mattone per dimostrarne l’esistenza e rivoluzionare tutta la storia antica e la geologia».
Tuttavia, il “mattone” di Atlantide ancora manca. Non solo non sono state mai trovate tracce di vita preistorica sull’Antartide, ma non ce ne sono nemmeno nei luoghi in cui gli atlantidei avrebbero riparato dopo il diluvio. Se davvero questi uomini così evoluti portarono la civiltà in America, Africa e Asia 10.000 anni fa, non ne esistono tracce.
Secondo l’archeologia classica, i primi segnali di civiltà superiore sono molto più recenti e risalgono a 3, 4 mila anni prima di Cristo, con qualche rara eccezione. La risposta di Barbiero è che gli atlantidei, essendo marinai, si stabilirono principalmente sulle coste dei vari Paesi: coste che, in seguito allo scioglimento dei ghiacci, finirono sommerse a 130 metri di profondità. Allo stesso modo, i resti delle città atlantidee create quando il Sahara era fertile sarebbero finiti sotto la sabbia del deserto.

La diffusione dell’agricoltura

Prima dell’avvento della datazione al radiocarbonio 14, ogni questione relativa all’origine ed alle caratteristiche di una qualsiasi cultura antica veniva risolta sulla base dello scenario diffusionista, che nella sua formulazione più essenziale era il seguente: l’agricoltura si è sviluppata per la prima volta nel Medio Oriente, in quella fascia di terra denominata Mezzaluna Fertile; qui sono sorte le prime culture neolitiche e, successivamente, tra il quinto ed il quarto millennio a.C., le prime civiltà superiori, che si sono diffuse poi in tutto il resto del mondo.
Campo obbligato di ricerca era allora lo studio comparato delle civiltà, delle loro mitologie, tradizioni, usi e costumi, conoscenze scientifiche e tecnologiche, che forniva ampio supporto alla teoria diffusionista, mostrando una sostanziale identità da un capo all’altro del pianeta. Dopo l’introduzione delle datazioni al radiocarbonio 14, la teoria diffusionista è crollata.
Si è scoperto, infatti, che l’agricoltura è nata contemporaneamente in almeno sei aree del mondo senza alcuna relazione apparente fra loro: il Centro e Sud America, la Mezzaluna Fertile, l’Africa Centrale, la Cina orientale ed il Sud Est asiatico. Sono saltate anche la maggior parte delle relazioni temporali fra civiltà diverse, stabilite in base ai presupposti della teoria diffusionista. Nel Mediterraneo, ad esempio, le civiltà megalitiche di Malta e dell’Europa nord-occidentale si sono rivelate più antiche dei loro presunti modelli mesopotamici ed egizi.
Per reazione al diffusionismo si è venuto consolidando nel mondo scientifico uno scenario diametralmente opposto, secondo cui le culture antiche sarebbero nate e si sarebbero sviluppate contemporaneamente in più parti del mondo, senza contatti e influenze reciproche. In questo scenario, ovviamente, l’esame comparato delle civiltà è divenuto anatema. Nell’uno e nell’altro scenario si inseriscono sottoscenari, che tentano di superare le difficoltà dei primi con ipotesi più o meno ortodosse.
Per esempio nello scenario pre-carbonio 14 ha avuto credito l’ipotesi di Atlantide quale ponte di diffusione della civiltà dall’Eurasia all’America. Nello scenario post-carbonio 14, invece, Atlantide non trova più un suo spazio definito, ma emergono tutta una serie di elementi che proverebbero l’esistenza di una civiltà molto avanzata in epoca preistorica. Naturalmente questi elementi sono negati e “combattuti” dalla scienza ufficiale, perché destabilizzano il quadro generale, senza offrire in cambio scenari alternativi accettabili.
 Cataclismi geologici ricorrenti
In effetti nessun archeologo, o storico antico, è mai stato capace di immaginare uno scenario in grado di risolvere le innumerevoli contraddizioni e semplificazioni cui gli scenari ufficiali danno luogo. Va detto che questa incapacità non è colpa degli storici e degli archeologi, ma piuttosto di branche scientifiche quali la geologia e la climatologia, che a tutt’oggi non sono in grado di dare una risposta soddisfacente ad uno dei problemi fondamentali della storia geologica della Terra e delle specie viventi che vi si sono sviluppate.
Questa storia è caratterizzata da lunghissimi periodi di stabilità, inframmezzati da crisi brevissime e violente, durante le quali si hanno da un lato eruzioni vulcaniche imponenti, orogenesi, cambi climatici, inversioni del campo magnetico, variazioni del livello marino ecc.; dall’altro estinzioni di massa, emergenza di nuove specie, cambio radicale degli equilibri ecologici. Nella storia della Terra si contano cinque grandi estinzioni animali, a livello planetario, ed innumerevoli altre minori, o anche totali ma a livello più o meno locale.
Le geologia non è ancora in grado di fornire una spiegazione di queste crisi ricorrenti. Negli ultimi anni si sta facendo strada l’ipotesi che siano dovute a catastrofici impatti con comete o asteroidi, perché per alcune di esse, come ad esempio quella del cretaceo superiore, che vide l’estinzione in massa dei dinosauri e preparò l’avvento dei mammiferi, si è potuto appurare la coincidenza con la caduta di un asteroide; il che lascia presupporre che fra i due fenomeni esista una relazione di causa ed effetto.
Ma innanzitutto non è affatto chiaro come corpi relativamente minuscoli, quali comete ed asteroidi, possano innescare fenomeni geologici ed estinzioni di massa a livello planetario; in secondo luogo la contemporaneità di un impatto è stata accertata soltanto in un numero limitato di crisi geologiche e ambientali. A tutt’oggi, quindi, nessuno è in grado di dire quale ne sia la vera causa e che cosa accada in realtà nel loro breve svolgimento. Vale a dire che la scienza moderna non è ancora in grado di capire uno dei processi fondamentali dell’evoluzione delle specie viventi.
 Il traumatico passaggio dal Pleistocene all’Olocene
Questo si verifica anche per quel che riguarda la storia dell’uomo. Essa, infatti è caratterizzata da almeno una crisi del tutto analoga, accaduta tra i 12 e 14 mila anni or sono. Fu precisamente in questo periodo che le grandi culture paleolitiche, che avevano prosperato per più di trenta millenni, scomparvero improvvisamente, lasciando il posto ad una umanità nuova. Non sappiamo né perché, né come accadde.
L’unica cosa certa è che questa transizione è avvenuta in coincidenza di una delle solite crisi inspiegate, tanto grave da costituire lo spartiacque fra due ere geologiche, il Pleistocene e l’Olocene. L’era pleistocenica giunge al suo termine, segnato da un imponente risveglio dell’attività vulcanica, da terremoti spaventosi, testimoniati dal crollo delle volte nella maggior parte delle caverne del mondo, e da immani alluvioni, che travolgono milioni di animali. In tutto il mondo ci sono testimonianze di ecatombi agghiaccianti.
Anche il campo magnetico attraversa un periodo di forti perturbazioni che portano quasi alla sua inversione. Per non parlare poi del regime climatico terrestre, che proprio allora subisce un rapido e radicale cambiamento. Decine di specie scompaiono. Non è possibile capire cosa è accaduto all’uomo durante questa crisi e gli avvenimenti immediatamente seguenti, se non si riesce a scoprire cosa sia realmente successo in quell’occasione. Vediamo allora, in estrema sintesi, qual era la situazione nel mondo prima di quella data fatidica.
Tra i 50 e i 12 mila anni or sono una enorme calotta glaciale, spessa oltre tre chilometri, si era irradiata dall’area di Hudson, nel Canada orientale, fino a raggiungere verso sud l’attuale latitudine di New York e verso ovest i ghiacciai che scendevano dalle montagne rocciose, in Alaska. Nello stesso periodo il Nord Europa era coperto da calotte glaciali che al culmine della loro espansione raggiunsero le latitudini di Londra e Berlino. La quantità di acqua congelata sulla terraferma era talmente grande, che il livello del mare era sceso di oltre 100 metri rispetto ad oggi.
Le teorie attuali, numerose e spesso in contrasto tra loro, cercano di spiegare l’esistenza di queste masse di ghiaccio, eccentriche rispetto ai poli odierni, con il fatto che il clima fosse allora assai più freddo su tutta la Terra. L’ipotesi, però è contraddetta dall’assenza di calotte glaciali in Siberia, che anzi era popolata fin nelle sue regioni più settentrionali, ben addentro nel mare Artico, da una delle più imponenti comunità zoologiche mai esistite sulla Terra dal tempo dei dinosauri.
40 milioni di mammuth vagavano per le pianure della Siberia e dell’Alaska, ed insieme ad essi c’erano renne, rinoceronti, cavalli, ippopotami, orsi, leoni, leopardi, castori, bradipi giganti, cervi dalle grandi corna, cammelli, tigri dai denti a sciabola e molti altri ancora.
Prova certa che il clima siberiano era allora di gran lunga più mite e costante di quanto lo sia attualmente. Per contro, nell’altro emisfero il clima era più freddo in Australia ed in Nuova Zelanda, allora coperta da grandi ghiacciai. Ma ci sono prove che l’Antartide, oggi interamente coperta da una spessa coltre di ghiaccio, ne fosse parzialmente libera, almeno sul versante atlantico.
 Spostamento dei Poli
C’è un’unica ipotesi in grado di spiegare in maniera coerente questa situazione, e cioè che i poli geografici si trovassero allora in posizione diversa da quella attuale e che l’inclinazione dell’asse terrestre fosse inferiore. Tra i 12 e i 14 mila anni fa l’asse terrestre si sarebbe improvvisamente inclinato ed i poli spostati nella posizione attuale. Non si tratta di un’ipotesi fantasiosa. Nessuno mette più in dubbio il fatto che i poli abbiano cambiato sovente la loro posizione sulla superficie terrestre nel corso delle passate ere geologiche.
I segni lasciati dalle calotte glaciali in Africa e India, il magnetismo residuo nelle rocce, la distribuzione di antiche barriere coralline e dei depositi di carbone e così via, costituiscono nel loro insieme una prova assoluta che i poli hanno girovagato dall’equatore fino alla posizione attuale. Quelli che non sono affatto chiari, invece, sono i meccanismi e le modalità dello spostamento dei poli.
Un’ipotesi avanzata fin dal secolo scorso dal grande astronomo Giovanni Schiapparelli attribuisce questi spostamenti a movimenti superficiali di grandi quantità di materiali, dovuti ai processi di erosione e sedimentazione, che sarebbero in grado di produrre lentissimi spostamenti dei rigonfiamenti equatoriali; pochi centimetri all’anno al massimo, ma che in milioni di anni possono diventare migliaia di chilometri.
Schiapparelli, però, ignorava l’esistenza di una enorme quantità di testimonianze geologiche, che sembrano indicare invece che i poli si muovono per “salti” praticamente istantanei, almeno nella scala dei tempi geologica. Fu lo studioso americano Charles Hapgood a metterle in evidenza, ma il meccanismo da lui proposto per spiegare il fenomeno, lo “scorrimento” della crosta terrestre, oltre ad incontrare insormontabili difficoltà di carattere geologico, non è in grado di spiegare proprio la velocità con cui sembra si sia verificato lo spostamento dei poli: a giudicare dal rapidissimo processo di congelamento dei mammuth, conservati intatti con ancora cibo non digerito nello stomaco, si tratterebbe addirittura di giorni.
Questa possibilità, tuttavia, è decisamente rifiutata per una ragione del tutto analoga a quella che portò al rifiuto iniziale della teoria di Wegener sulla deriva dei continenti: non si conosce un meccanismo in grado di provocare un fenomeno del genere.
L’ipotesi che l’inclinazione dell’asse terrestre rispetto all’eclittica e che la posizione dei poli rispetto alla Terra possano variare rapidamente è stata presa in considerazione fin dal secolo scorso da scienziati del calibro di J.C. Maxwell, ma è stata scartata sulla base di calcoli energetici circa l’effetto stabilizzante dei rigonfiamenti equatoriali terrestri. Solo una “collisione planetaria” sarebbe in grado di produrre un effetto del genere.

ANTICHI ASTRONAUTI E CULTO DEL CARGO: PARALLELI INTERESSANTI E INDIZI NOTEVOLI

Il Culto del Cargo rappresentano un singolare fenomeno etno-sociale sorto durante la Seconda Guerra Mondiale, a seguito delle spedizioni americane nelle isole del pacifico. E' possibile che lo stesso fenomeno sia accaduto nel passato della Terra, quando antichi cosmonauti extraterrestri sono entrati in contatto con i nostri antenati considerandoli divinità?



culto-del-cargo-Bep-Kororoti
Ogni anno la tribù amazzonica Kayapo festeggia l’arrivo del misterioso Bep-Kororoti, o “colui che viene dal cosmo”, venuto in visita sulla Terra tanto tempo fa.
Così narra un’antica leggenda amazzonica:
“Il guerriero dal cosmo sembrava provare piacere nel vedere la fragilità di queste persone. Nell’intento di voler dare loro una dimostrazione del suo potere, alzò l’arma di tuono e, indicando successivamente un albero e poi una roccia, distrusse entrambi. Tutti compresero che Bep-Kororoti voleva dimostrare loro che non era venuto per fare la guerra”. 
La storia dell’umanità ci insegna che il mondo si è evoluto dalla semplicità alla complessità, da attrezzi di pietra fino alla tecnologia avanzata che abbiamo oggi a disposizione. Eppure, decine di storie provenienti dalle culture native sembrano complicare questo schema apparentemente lineare.
Testimonianze architettoniche di immense strutture megalitiche e racconti di antiche divinità discese sulla Terra in antichità, fanno pensare alla visita di antichi astronauti alieni discesi sulla terra migliaia di anni fa.
E’ possibile che antichi cosmonauti extraterrestri siano entrati in contatto con i nostri antenati e siano stati scambiati per dèi a causa della loro tecnologia avanzata? Per esplorare questa possibilità, bisogna comprendere il particolare fenomeno del “Culto del Cargo”.

Il giorno di John Frum

Sin dal primo giorno del suo arrivo nel maggio del 1941, le cose non furono più le stesse per gli abitanti di Tanna, una delle isole più piccole dell’arcipelago Vanuatu nel Pacifico occidentale.
Il giorno di John Frum” è l’evento più importante nel culto nato in seno alle tribù che vivono sull’isola. In questo giorno sacro, numerose parate e celebrazioni vengono tenute per onorare la divinità compassionevole che aveva visitato questa gente molti anni prima.
Molti etnologi ritengono che i nativi di Tanna abbiano sviluppato il culto attorno alla figura di un soldato americano di nome John Frum (probabilmente è la storpiatura di “John from America”, John dall’America), vissuto a stretto contatto con la tribù nel corso della seconda guerra mondiale.
È noto come tale culto cominciò a svilupparsi con l’arrivo di circa 300 mila soldati statunitensi nelle Nuove Ebridi, incaricati di difendere l’arcipelago da una possibile invasione giapponese.
Il caso di John Frum rappresenta uno dei più noti nell’ambito di quel fenomeno conosciuto come “Culto del Cargo“. Esso rappresenta un singolare fenomeno etno-sociale sorto a seguito delle spedizioni americane nelle isole del pacifico durante il secondo conflitto mondiale.
La distribuzione gratuita di cibo, l’applicazione della medicina occidentale tra gli uomini delle tribù primitive e l’utilizzo degli aeroplani, dovette impressionare notevolmente i nativi, tanto da far credere ai nativi di avere a che fare con delle divinità, spingendoli alla creazione di veri e propri culti religiosi in onore degli dèi.
Con la fine della guerra, lo scopo principale del culto è quello di invocare il ritorno degli dèi dalla pelle bianca, come John Frum o come il duca Filippo di Edimburgo, adorato dalla tribù Yaohnanen dell’arcipelago Vanuatu.

Bep-Kororoti: l’astronauta che ha visitato l’Amazzonia

Eppure, i culti del cargo potrebbero avere un’origine molto più remota di quelli sorti nelle isole del Pacifico. I primi ad aver sviluppato un’adorazione per un visitatore straniero potrebbero essere stati i Kayapo, una tribù della foresta amazzonica.
I Kayapo celebrano ogni anno l’arrivo del misterioso Bep-Kororoti, “colui che viene dal cosmo”, indossando un curioso abito di vimini che ricorda molto una tuta spaziale moderna.
Secondo i racconti dei leader della tribù, il misterioso personaggio venne dalla catena montuosa del Pukato-Ti. Alla paura del primo incontro, pian piano la gente del villaggio cominciò a sviluppare una vera e propria adorazione verso lo straniero, motivata dalla sua bellezza, dallo splendore bianco della sua pelle e dalla sua benevolenza verso tutti. Si tramanda che questo strano visitatore fosse straordinariamente intelligente e che avesse consegnato agli antenati della tribù preziosissime conoscenze.
La leggenda racconta che un giorno Bep-Kororoti esplose in un attacco di rabbia e con urla e minacce vietò ai membri della tribù di avvicinarsi a lui. Fu allora che la tribù vide andare lo straniero verso i piedi della montagna e fuggire verso il cielo in una tremenda esplosione che scosse tutta la regione.
I nativi videro scomparire Bep-Kororoti in una nuvola di fuoco. L’esplosione fu talmente intensa da distruggere un vasto territorio della giungla, fece scomparire gli animali e da quel momento, la tribù soffrì un luongo periodo di carestia e di fame.
L’etnologo Joao Americo Peret, che intervistò gli anziani della comunità aborigena nel 1952, ha affermato che la vicenda di Bep-Kororoti risale ad un passato molto lontano.
I ricercatori moderni, alla luce del fenomeno del Culto di Cargo, si chiedono quale tipo di persona possa aver visitato le tribù del Mato Grosso in un periodo così remoto, vestito con una tuta spaziale e in possesso di una magia che, a dire dei Kayapo, era in grado di abbattere un animale con un semplice tocco.
Certamente, la figura di Bep-Kororoti non corrisponde alla mentalità umanitaria del soldato nordamericano che i Tanna di Vannatu continuano ad adorare. Ma il fatto più bizzarro, quando si venne a conoscenza della storia dei Kayapo, è la strana tuta spaziale che è diventata parte integrante delle cerimonie in memoria di Bep-Kororoti, poichè il culto, di epoca antichissima, è sorto quando non esistevano ancora i viaggi spaziali umani.
Inoltre, il racconto della partenza di Bep-Kororoti, “tra nuvole di fumo, di luce e rombi di tuono”, richiama chiaramente alla mente il comportamento di un motore a reazione moderno. Lo spettacolo deve aver sopraffatto i sensi degli aborigeni.
Secondo i racconti, il meccanismo di propulsione era comandato da ciò che i nativi credevano essere dei “rami” e la nave sembrava essere un “albero”. La leggenda racconta che il visitatore tornò a sedersi in questo albero speciale e toccando i rami, avvenne una grande esplosione e l’albero scomparve in aria. E’ un azzardo pensare che si trattasse di un razzo spaziale?

I Dogon: la tribù con la conoscenza astronomica

Ma la manifestazione più interessante del Culto del Cargo è forse quella che si mostra nella tribù dei Dogon, che si trova nel Mali, Africa occidentale. Sebbene non abbiano sviluppato un culto strutturato e devozionale come quelli raccontati finora, i Dogon conservano delle conoscenze a dir poco miracolose.
Nel 1947, dopo aver vissuto con i Dagon per più di diciassette anni. l’antropologo francese Marcel Griaule ha riportato una storia veramente incredibile. Gli anziani della tribù hanno rivelato a Griaule uno dei loro segreti più gelosamente custoditi, nascosto anche alla maggior parte della comunità tribale.
I capi hanno raccontato di come i Nommo, una specie mezza pesce e mezza umana, abbiano fondato un’antica civiltà sulla Terra. Nonostante la loro cultura primitiva, gli anziani Dagon dicono di aver ricevuto una profonda conoscenza del sistema solare da uno dei misteriosi Nommo.
Gli anziani sono a conoscenza delle quattro lune di Giove, degli anelli di Saturno e sono consapevoli della forma a spirale della Via Lattea e sanno che sono i pianeti a muoversi intorno al Sole e non viceversa.
Ma ciò che più sconcerta gli etnologi è la conoscenza dei Dagon delle orbite, delle dimensioni e della densità delle stelle del sistema di Sirio. I Dogon hanno accuratamente confermato l’esistenza di Sirio A, B e C, conoscenza che la moderna scienza ha acquisito solo di recente. Sirio C è rimasta sconosciuta fino al 1995, quando gli astronomi hanno notato l’influenza gravitazionale che questa esercita sul movimento di tutto il sistema.
Eppure, da centinaia di anni, i primitivi Dagon, non sono erano a conoscenza delle tre stelle, ma ne conoscevano anche alcuni dettagli. Da dove gli è venuta questa conoscenza?
Possiamo ipotizzare che anche i Dogon abbiano avuto un primo contatto con un gruppo di antichi astronauti che ha visitato il nostro pianeta in passato? Gli indizi sembrano andare tutti in questa direzione. Non manca che il ritrovamento della “pistola fumante” e cioè la prova definitiva che non siamo sole e che anche l’umanità è figlia delle stelle.

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